Dietro la fitta rete dell’economia sommersa si nascondono storie di diritti negati e mercati alterati. Nel corso del 2025, i reparti della Guardia di Finanza hanno intensificato le attività di contrasto scoprendo in tutto il Paese, Calabria ovviamente compresa, circa 12mila lavoratori in nero e 16mila irregolari. Le fiamme gialle hanno accertato poi l’emissione di fatture per operazioni inesistenti legate a esternalizzazioni illecite di manodopera per circa 980 milioni di euro. Un giro di frode che ha portato alla denuncia di 774 soggetti per reati tributari, con 10 arrestati e l’esecuzione di sequestri per 186 milioni di euro.

La morsa sugli sfruttatori
Le indagini si sono spinte nei meandri più bui dello sfruttamento umano, dove l’impiego diventa sottomissione. Nel bilancio operativo spicca la denuncia di 128 persone per il reato di caporalato, di cui 5 tratte in arresto, a danno di 1224 vittime.
A questo quadro si aggiungono le denunce di 64 persone per favoreggiamento delle condizioni di illegalità dello straniero e di altri 225 datori di lavoro per l’impiego di manodopera priva di permesso di soggiorno.

La mappa dell’illegalità
L’azione investigativa si concentra su quelle distorsioni che producono effetti dannosi per l’erario e alterano le regole della concorrenza.
L’intervento ha riguardato sia il lavoro nero, con rapporti non dichiarati, sia le situazioni di lavoro irregolare, caratterizzate da apparente regolarità formale ma con tutele economiche violate.
L’obiettivo delle fiamme gialle è intercettare i circuiti di illegalità economica, recuperando le imposte e i contributi evasi, oltre ad aggredire i patrimoni accumulati illecitamente dai responsabili delle frodi.

Le strategie operative
Per contrastare questi fenomeni il Corpo sviluppa un dispositivo articolato che comprende ispezioni amministrative, indagini di polizia giudiziaria e controllo economico del territorio.
Particolare rilievo assume l’attività di intelligence dei Reparti Speciali, volta a colpire i sistemi di interposizione illecita di manodopera realizzati attraverso società serbatoio.
Si tratta di aziende fittizie create appositamente per abbattere il costo del lavoro non versando tasse, un meccanismo che genera dumping salariale e forte precarietà.





























