La Corte d’appello di Catanzaro ha ridotto da cinque anni di reclusione a quattro anni sei mesi e 20 giorni la condanna già inflitta in primo grado a Pietro Lamberto, 59 anni, addetto ai servizi sociali del Comune di Catanzaro, imputato per violenza sessuale ai danni di una minorenne. I giudici hanno riconosciuto all’imputato l’attenuante dell’offerta reale che l’uomo ha fatto alla famiglia della vittima, ed hanno quindi sostituito anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella dell’interdizione per cinque anni. Il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Eugenio Facciolla, aveva chiesto la piena conferma della prima condanna al termine della propria requisitoria nel processo d’appello-bis a carico dell’uomo, iniziato dopo che la Corte di cassazione ha annullato la precedente pronuncia di secondo grado accogliendo il ricorso dei difensori di Lamberto, gli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco.
Il primo grado per l’imputato si concluse l’11 febbraio del 2011, al termine del giudizio abbreviato che gli valse lo sconto di pena di un terzo, con una condanna a cinque anni di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena, oltre che la condanna a risarcire le parti civili – il Comune di Catanzaro revocò la sua costituzione avendo accettato l’offerta di 5.000 euro fatta da Lamberto a titolo di ristoro dei danni subiti dall’Ente -, e cioè 7.000 euro ciascuno ai genitori della giovane parte offesa, 5.000 euro al fratellino, e 40.000 euro in via provvisionale alla bambina oggetto della violenza. In seguito, il 10 ottobre del 2011, la Corte d’appello di Catanzaro confermò quella condanna, ma poi la pronuncia della Cassazione ha dato vita al processo d’appello bis.
Lamberto era stato tratto in arresto in flagranza per pedofilia nel giugno 2010 dopo che, secondo quanto reso noto dagli inquirenti, era stato sorpreso in atteggiamenti che sarebbero stati inequivocabili con una bambina di 11 anni, con la quale si era appartato in una villetta nella sua disponibilità che si trova a Roccelletta di Borgia (Catanzaro), dove gli uomini della Squadra mobile di Catanzaro avevano fatto irruzione. Le indagini erano partite a seguito della segnalazione della madre della bambina, insospettita dagli strani atteggiamenti della figlia che, fra l’altro, non voleva andare più a scuola. L’addetto ai servizi sociali scelse poi il silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari che, come richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica titolare delle indagini, dispose a suo carico la misura cautelare della custodia in carcere in isolamento. La misura fu infine sostituita con quella meno affittiva degli arresti domiciliari, per incompatibilità delle condizioni di salute dell’imputato con il regime carcerario. (AGI)




























