Stop consumo del suolo e gestione attiva dei boschi, Uncem boccia il Piano Natura

in Infrastruttureprovincia di Calabria
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L’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani interviene con fermezza sulla bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. L’associazione chiede uno stop definitivo all’uso improprio del territorio urbano, proponendo di riutilizzare i capannoni vuoti e di eliminare le superfici pavimentate. Nelle zone di altitudine, al contrario, la priorità deve essere la cura dei versanti per prevenire il dissesto idrogeologico, evitando che l’abbandono venga scambiato per una finta tutela ambientale.

Basta cemento in città

Per i contesti urbani le proposte puntano su una drastica riduzione delle nuove aree edificabili. Si deve puntare su materiali sostenibili e su interventi che aumentino la permeabilità dei terreni.

L’Uncem sostiene l’efficacia delle pareti e dei tetti verdi, chiedendo inoltre una gestione sovra-comunale del verde pubblico per rendere i centri abitati più resilienti. Serve poi una visione d’insieme che superi i vecchi piani regolatori per abbracciare soluzioni innovative e sostenibili.

Pianificare la montagna

Nelle zone montane l’aumento incontrollato dei boschi non garantisce la tutela della biodiversità. Il presidente Marco Bussone evidenzia la reale situazione di quei territori: “Evitiamo di dire che ripristino della natura in montagna significhi più bosco. Nelle aree montane italiane la superficie forestale è già fortemente aumentata, anche a scapito di prati, pascoli e terreni agricoli. Abbandonare le superfici non equivale necessariamente a un miglioramento della biodiversità e può invece aumentare fragilità dei versanti, rischio di frane e perdita di attività agricole e pastorali”.

La gestione delle foreste

La base di partenza deve essere il Testo Unico Forestale del 2018 per certificare i boschi italiani attraverso gli standard Fsc e Pefc. L’organizzazione sollecita l’impiego della Strategia delle Green Communities per unire risorse ambientali e comunità locali.

Occorre superare la frammentazione fondiaria che ostacola il lavoro agricolo, valorizzando al contempo la pioppicoltura e le foreste artificiali. Non serve lasciare il legno morto in piedi per dimostrare l’efficienza ecologica, ma occorrono cura e controlli.

Cura del territorio umano

L’ente evidenzia infine la necessità di contenere la fauna selvatica ed evidenzia il valore di opere tradizionali quali muretti a secco e terrazzamenti per tutelare il paesaggio.

Il presidente Bussone conclude il suo pensiero con una posizione molto chiara: “Sosteniamo la pioppicoltura e ne chiediamo l’incentivazione, anche come strumento per contrastare l’abbandono delle superfici, ma non condividiamo alcune misure volte ad aumentare habitat per la fauna selvatica, sostenendo che nelle aree montane la fauna selvatica debba essere ridotta e non incentivata. Consideriamo importanti il recupero di muretti a secco, terrazzamenti e sistemazioni idraulico-agrarie tradizionali. È fondamentale la pianificazione forestale, soprattutto per tutte le superfici pubbliche e nelle aree protette. Non basta parlare di rinaturalizzazione o di aumento dei boschi, ma occorre un piano di gestione attiva e integrata del territorio, soprattutto montano. Di boschi ne abbiamo abbastanza”.

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