Una moschea smantellata, anzi no. Ha generato non poche polemiche il post pubblicato ieri sera sui social della Lega nazionale, nel quale sostanzialmente si attribuiva la chiusura del luogo di preghiera ad un’interrogazione parlamentare del deputato Rossano Sasso, che definì l’iniziativa dell’ateneo – annunciata nel mese di settembre scorso – come “un pericoloso passo verso l’islamizzazione della società“.
La smentita
In poche righe, nel post veniva affermato che “dopo l’interrogazione parlamentare del deputato della Lega Rossano Sasso, smantellata la moschea nell’Università di Catanzaro” con tanto di foto che mostra l’ingresso senza più alcuna insegna.
A stretto girò, però, è arrivata anche una nota del rettore dell’ateneo, Giovanni Cuda, che ha rapidamente smentito la chiusura del luogo di preghiera.
“Non abbiamo smantellato una moschea ma abbiamo soltanto rimosso una cartellonistica che poteva generare, così come ahimé ha fatto, delle interpretazioni non corrette e faziose”.
Il punto della vicenda
Il busillis della vicenda ruota comunque intorno al termine “moschea”, ritenuto non corretto per l’area di preghiera realizzata nell’ateneo, in quanto “per la fede islamica moschea è qualsiasi luogo di culto o area di preghiera. In effetti per loro si tratta di una musalla, piccola area dove si riunisce chi pratica questa religione” ha spiegato sempre Cuda, puntualizzando anche che “la rimozione della cartellonistica è precedente all’interrogazione parlamentare dell’onorevole Sasso”.
Sempre il rettore Cuda, dopo aver difeso la scelta ricordando la libertà di culto, ha chiosato: “Un mio amico mi ha riferito, a proposito di tolleranza religiosa, che una fermata della metropolitana di Teheran è stata intitolata alla Vergine Maria, di fronte ad una chiesa armena. Vorrei chiedere al dottor Sasso che cosa ne pensa di questa idea o se pensa di fare una interrogazione parlamentare anche su questo”.




























