Campana: identità agroalimentare, fermare truffe

in Attualitàprovincia di Cosenza
00:00 00:00

Identità agroalimentare, la Calabria senza eccellenze ha meno appeal. Da tutti i punti di vista. Ecco perché vanno tutelate e promosse le tipicità. Bisogna intervenire sulle normative sulla regionalità e italianità dei nostri prodotti. Va stimolata la cooperazione tra i produttori. Tutti ne trarrebbero vantaggio. Qualità e autenticità, territorio per territorio, sono elementi essenziali da difendere contro la cultura del falso e della truffa che imperversa anche e soprattutto nella nostra regione, per poter competere nei mercati nazionali e internazionali. Due esempi positivi su cui investire: la Podolica ed il maialino nero di Calabria.

L’allarme è ribadito dal Sindaco Pasquale Manfredi che aderisce, fa propria e rilancia la grave denuncia fatta qualche giorno fa da Silvio Greco, docente di produzioni animali presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (BRA), l’ateneo fondato da Slow Food. – Greco non ha esitato a definire le tipicità calabresi un grande imbroglio. Le nostre eccellenze – spiega Manfredi – rappresentano una fetta importante della nostra economia, di quella attuale e di quella potenziale. Specialmente in un periodo di recessione come quello che stiamo vivendo. Un esempio, la Podolica, la razza autoctona bovina, soprattutto per le aree interne e marginali come Campana, rappresenta uno dei pochi autentici fattori di sviluppo. Le normative devono essere chiare e ferme – conclude – e bisogna cercare di fare in modo che anche le etichette siano altrettanto chiare e facilmente leggibili per individuare subito se il prodotto è stato fatto in Italia e con prodotti italiani.

Sono tanti e diversi i casi esemplari di produzione tipica vittime di truffe analizzati da Greco, già assessore regionale all’ambiente, sull’ultimo numero di Corriere di Calabria. – Tra i principali responsabili nazionali di Slow Food, Greco punta il dito anzi tutto contro l’inganno dell’olio d’oliva. Che – scrive – non esiste: o è extravergine o non è d’oliva. All’olio dei ristoranti – spiega – è preferibile un non extravergine e non prodotto con olive locali perché oltre ad essere, di solito, olio di Palma con acidi e grassi saturi, nuoce alla salute consumatore ed all’immagine della Calabria. Il settore olivicolo è fortemente minacciato. In una operazione della Guardia di Finanza è stato sequestrato circa mezzo milione di tonnellate d’olio taroccato di pessima qualità pronto per essere smerciato per extravergine o biologico. Sono state coinvolte tante regioni tra cui la Calabria. Nella Top five dell’Unaprol, tra i 5 olii locali extravergini certificati, non c’è produzione calabrese. 7 campioni su 9 indicati come extravergine, non lo erano.

E, il paradosso, è che il nostro olio rappresenta più di ¼ del nostro mercato. Così come il caso sardella. Dopo le normative europee che ne vietavano la pesca, il mercato è stato invaso dal pesce ghiaccio, specie adulta di acqua dolce importata in blocchi direttamente dalla Cina. Per non parlare del peperoncino di Calabria, coltivato solo Soverato e sul Monte Pro, mentre tutto il resto del lavorato si basa sull’import. La denuncia di Greco continua spietata e documentata. Il Pecorino del Monte Poro e il Fico Dottato cosentino, entrambi ex Presidi Slow Food, sono stati depennati dalle eccellenze calabresi, perché contenevano materie prima e non autoctone. Senza contare quella che viene definita “orto-truffa”. Specialmente nelle produzioni IGP/DOP il nucleo anti-frodi ha sequestrato oltre 240 mila euro per irregolarità riscontrate. E in Calabria – spiega – vengono lavorate materie prime comprate in Spagna, Marocco e Tunisia. Così non si va da nessuna parte.

CN24TV
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.