L’Italia torna alle urne in una domenica che potrebbe segnare una svolta storica per l’ordinamento dello Stato. Oggi, domenica 22 marzo, e domani, lunedì 23, circa 50 milioni di cittadini sono chiamati a esprimersi sul referendum confermativo riguardante la riforma della giustizia.
Dove e quando
I seggi resteranno aperti oggi dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15, offrendo un’ampia finestra temporale per partecipare a una decisione che incide direttamente sulla Costituzione.
Il cuore della consultazione riguarda la cosiddetta separazione delle carriere, un tema dibattuto per decenni e ora giunto al vaglio popolare dopo l’approvazione parlamentare del 30 ottobre 2025.
Poiché il testo non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi in seconda lettura, il passaggio referendario è diventato un atto dovuto ai sensi dell’articolo 138 della Carta.

Le carriere divise
Il cambiamento proposto è radicale e punta a distinguere nettamente chi giudica da chi accusa. Se la riforma dovesse passare, i magistrati non faranno più parte di un unico corpo, ma saranno divisi in due ruoli indipendenti: i giudici, ovvero la magistratura giudicante, e i pubblici ministeri, cioè la magistratura requirente.
Questa distinzione comporterà la creazione di due diversi organi di autogoverno. Non ci sarà più un solo Csm, ma nasceranno il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente.
Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica e vedranno una composizione mista, dove i due terzi dei membri saranno magistrati estratti a sorte, mentre il restante terzo sarà composto da avvocati e professori universitari scelti sempre tramite sorteggio da un elenco del Parlamento.
Disciplina e controllo
Oltre alla divisione dei ruoli, la legge introduce una novità assoluta chiamata Alta Corte disciplinare. Questo organismo avrà il compito esclusivo di decidere sulle sanzioni e le questioni disciplinari che riguardano tutti i magistrati. L’obiettivo dichiarato è garantire una maggiore uniformità e indipendenza nei procedimenti interni.
L’Alta Corte sarà formata da 15 giudici con mandati di quattro anni non rinnovabili. Tra questi, tre saranno nominati dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte tra esperti indicati dal Parlamento e nove saranno magistrati con lunga esperienza, scelti sempre tramite sorteggio.
“L’istituzione di questo organo punta a garantire una giustizia interna più trasparente”, spiegano i sostenitori della norma, sottolineando come la distinzione tra chi governa la carriera e chi giudica gli errori sia fondamentale.

Il quesito verde
Entrando in cabina, gli elettori riceveranno una scheda di colore verde. Il testo riportato sulla scheda chiede esplicitamente se si approva la legge di revisione degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione.
Il quesito è tecnico ma il suo valore è profondamente politico, poiché tocca i pesi e i contrappesi del potere giudiziario. Per votare correttamente è sufficiente barrare il Sì se si desidera che la riforma entri in vigore, o il No se si preferisce mantenere il sistema attuale.
Regole e partecipazione
Per partecipare al voto è necessario presentarsi al seggio con la tessera elettorale e un documento di identità. Anche i cittadini residenti all’estero e iscritti all’Aire partecipano alla consultazione, solitamente tramite il voto per corrispondenza.
Un aspetto fondamentale da ricordare è che per questo tipo di consultazione non esiste il quorum. A differenza dei referendum abrogativi, dove deve votare la metà più uno degli aventi diritto affinché il risultato sia valido, nel referendum costituzionale vince semplicemente chi ottiene più voti, a prescindere da quante persone si rechino effettivamente alle urne.
Ogni singola preferenza espressa tra oggi e domani avrà quindi un peso determinante nel confermare o respingere il nuovo volto della giustizia italiana.





























