Lavoro nero, blitz a Cosenza: chiuse cinque attività e multe salatissime

in Cronacaprovincia di Cosenza
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Le strade di Cosenza sono state il teatro di una vasta operazione di controllo che ha visto impegnato l’Ispettorato territoriale del lavoro. In un clima di vigilanza serrata, disposta dal Ministero dell’Interno anche sulla scia della tragedia di Crans Montana, gli ispettori hanno setacciato locali pubblici e cantieri. Il bilancio racconta una realtà fatta di irregolarità diffuse e lavoratori invisibili, con ben cinque attività costrette a calare la saracinesca per ordine delle autorità.

Locali fuori regola

La prima fase dell’indagine, condotta insieme al Nucleo carabinieri dell’Itl e alla Polizia municipale, ha acceso i riflettori sul mondo degli esercizi pubblici.

In un locale, la situazione è apparsa subito paradossale: tutti e sette i dipendenti presenti erano impiegati totalmente in nero. Una scoperta che ha portato all’immediata sospensione dell’attività, aggravata da gravi carenze nei requisiti di sicurezza.

Non è andata meglio in un secondo esercizio, dove metà della forza lavoro era senza contratto e gli standard di primo soccorso non conformi alle norme vigenti.

Cantieri e pulizie

Il raggio d’azione si è poi allargato all’edilizia e ai servizi. Durante le ispezioni ordinarie, tre aziende edili sono finite sotto la lente d’ingrandimento.

Se per due di queste è emerso il reato di distacco illecito di manodopera, per la terza è scattata la sospensione a causa di un operaio non registrato. Anche una ditta di pulizie è incappata nelle sanzioni dopo il ritrovamento di un lavoratore in nero su quattro totali.

Perfino tra bar e pasticcerie la musica non è cambiata: tre ispezioni su tre hanno confermato irregolarità contrattuali per gran parte del personale.

Il peso delle sanzioni

I numeri finali di questa operazione fotografano un sistema di illegalità che costa caro alle imprese coinvolte. Complessivamente, le sanzioni per l’impiego di manodopera in nero hanno raggiunto la cifra di 50.700 euro.  A questi si sommano altri 15.000 euro legati esclusivamente ai provvedimenti di sospensione delle attività imprenditoriali.

Il capitolo della salute e sicurezza non è stato da meno, con ammende che hanno superato i 31.000 euro, a testimonianza di quanto la tutela fisica del lavoratore sia stata troppo spesso messa in secondo piano rispetto al profitto.

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