La Corte d’Appello per i Minorenni ha scritto l’ultima parola su una vicenda che per troppo tempo ha scosso le fondamenta del piccolo centro di Seminara. I giudici hanno infatti assolto tre giovani (C.P., C.L. e G.V.G. le loro iniziali), all’epoca dei fatti tutti minorenni, ribaltando totalmente quanto stabilito nel precedente grado di giudizio, quando il Tribunale per i Minorenni aveva inflitto una condanna a quattro anni, convinto della solidità delle accuse. Una prospettiva oggi spazzata via da una valutazione dei fatti radicalmente opposta.
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Il peso delle accuse
I fatti contestati risalgono a una stagione in cui la cittadina si era ritrovata al centro di un uragano mediatico nazionale. Le ipotesi di reato erano pesantissime e parlavano di episodi di violenza sessuale di gruppo, accuse che avevano lacerato il tessuto sociale del paese e generato un dibattito feroce.
Le indagini iniziali – che si collegavano all’operazione nota come Masnada che nel 2023 fece luce su questa triste vicenda avvenuta nella Piana di Gioia Tauro – si erano mosse su un terreno scivoloso, fatto di dichiarazioni contrastanti e dinamiche umane difficili da decifrare. Se in un primo momento il quadro probatorio era stato ritenuto sufficiente per la condanna, la revisione operata nel secondo grado di giudizio metterebbe in luce una realtà molto meno granitica.

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La vittoria della difesa
Nel corso del processo d’appello, i magistrati hanno analizzato con estremo rigore ogni elemento, soffermandosi sulla coerenza delle testimonianze e sulla mancanza di riscontri oggettivi.
È emerso come il racconto accusatorio sarebbe stato influenzato da dinamiche familiari e sociali complesse, prive di basi esterne concrete.
I giudici hanno così accolto i ricorsi presentati dagli avvocati Antonino Napoli, Giovanni Piccolo, Vladimir Solano e Michele Gullo, difensore degli imputati.
La loro linea difensiva ha mirato a dimostrare l’insussistenza delle responsabilità, portando a una sentenza che non dovrebbe lasciar spazio a dubbi riconoscendo l’infondatezza delle gravissime accuse mosse contro i ragazzi.

Oltre lo stigma sociale
Per i tre giovani e le loro famiglie questa sentenza segna il termine di un calvario durato anni, vissuto tra l’incertezza del futuro e il peso dello stigma sociale.
“La vicenda dei fatti di Seminara ha lasciato un’impronta profonda nel territorio. Le tensioni, le divisioni e le discussioni che avevano accompagnato le indagini ed il processo avevano contribuito a creare un clima difficile, in cui la presunzione di innocenza era stata purtroppo violata” affermano i legali dei ragazzi.
“Con l’assoluzione definitiva, si chiude una pagina complessa della storia recente di Seminara. C.P., C.L. e G.V.G. possono ora guardare avanti, liberi da un’accusa che la giustizia ha riconosciuto come infondata”, concludono i difensori.




























