Un bacio senza paura: Arciequa lancia a Catanzaro un confronto pubblico sulla libertà di amare

in Attualitàprovincia di Catanzaro
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“Una fotografia scattata dalla nonna durante una festa di compleanno dovrebbe custodire un ricordo felice. Per Cristian e Luca è diventata il bersaglio di insulti omofobi e minacce. A loro esprimiamo la nostra solidarietà, ma sentiamo anche il dovere di porre una domanda che riguarda Catanzaro: quanto ci si sente liberi di vivere il proprio amore alla luce del sole?”. Con queste parole Giovanni Carpanzano, presidente di Arciequa Catanzaro e portavoce del Catanzaro Pride, interviene sulla vicenda di Cristian Valdinoci, 23 anni, e Luca Leonardi, 22 anni. I due giovani sono stati travolti dall’odio social dopo aver pubblicato lo scatto di un bacio scambiato davanti alla torta di compleanno festeggiato il 4 ottobre scorso.

> Giovanni Carpanzano

Un gesto naturale

La violenza verbale e le minacce di morte ricevute in rete hanno spinto le due giovani vittime a consultare un avvocato per valutare eventuali azioni giudiziarie.

Carpanzano sottolinea l’assurdità dell’accaduto: “Colpisce la distanza tra la semplicità di quel momento e la violenza delle reazioni. Due persone si vogliono bene, festeggiano insieme, condividono una fotografia. Nessuno dovrebbe trasformare un gesto così naturale in una ragione per insultare, umiliare o minacciare. Un bacio non dovrebbe fare paura: né a chi lo dà, né a chi sceglie di mostrarlo. Due ragazzi o due ragazze che si tengono per mano devono poterlo fare senza sentirsi obbligati a valutare prima le possibili conseguenze”.

L’impegno per il territorio

L’associazione intende promuovere un momento di dibattito aperto coinvolgendo istituzioni, scuole e realtà culturali del capoluogo calabrese.

“Il Pride rivendica diritti che devono valere ogni giorno, nelle strade, nelle scuole e negli spazi digitali. Vogliamo contribuire a una Catanzaro in cui nessuno debba nascondere una parte della propria vita per sentirsi accettato. Vogliamo partire dall’ascolto, senza chiedere a nessuno di esporsi pubblicamente. La solidarietà deve tradursi in occasioni di educazione al rispetto. Alle istituzioni chiediamo di costruire insieme questo percorso, perché vivere un affetto senza doversi giustificare sia una possibilità per tutti”, conclude Giovanni Carpanzano.

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