(Adnkronos) – Elly Schlein rivendica il ruolo e il peso del Pd. Il messaggio della segretaria nella Direzione del partito arriva agli alleati, Giuseppe Conte in primis, e accende la discussione nel campo largo. “Non è che uno vale uno”, dice la segretaria dem. “A noi, compagne e compagni, non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con la fatica con il sudore con l’impegno a convincere le persone, una per una, che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze. Alle europee alle regionali e alle comunali”, incalza Schlein. La risposta degli alleati, a partire da Conte, arriva a stretto giro: “Si va alle primarie, non c’è via alternativa”.
Schelin, nel suo intervento, mette in fila alcuni punti. Di metodo e di merito. Il programma, innanzitutto, chi deve scriverlo e quali regole d’ingaggio. Per il Pd a quel tavolo devono sedere tutte le forze che vogliono concorrere all’alternativa alla destra di Giorgia Meloni. Quindi, un programma comune che sia un “patto vincolante” per chi lo sottoscrive. “Ora dobbiamo affinare il programma comune affinché sia un patto vincolante per tutte e per tutti. Un patto che facciamo anzitutto con il paese con gli italiani. Non partiamo da zero. Prima il programma comune, poi la guida perché chi guida deve guidare l’intera alleanza, non soltanto il suo partito”. E, aggiunge: “Siccome sono giorni che leggo ricostruzioni fantasiose, su questo vorrei chiarire un punto: noi siamo pronti, possiamo partire anche subito, basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli. Mi spiego meglio, il programma va affinato insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nei territori, con tutti coloro che vogliono contribuire a costruire l’alternativa”.
E poi sui tempi, Schlein replica agli alleati e a Conte che da giorni, terminata Nova, ripete “noi siamo pronti” mentre altri, ovvero il Pd, non lo sarebbero ancora. Il Pd lo è da febbraio, ribatte la segretaria, mentre sono i 5 Stelle che hanno concluso il loro percorso solo a settembre. “Io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso 2025 dopo le regionali, un grande percorso di ascolto fatto insieme attraverso il paese. Legittimamente c’è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest’anno. Noi il nostro l’abbiamo fatto a febbraio, per essere pronti già il giorno dopo il referendum, quando ho richiesto agli alleati di non disperdere quella grande mobilitazione popolare, il protagonismo delle nuove generazioni della società civile che si era mossa per il referendum per coinvolgere quegli elettori che sono stati 15 milioni a votare come noi, ma 5 milioni non avevano votato noi solo due anni prima alle elezioni europee”.
Infine, il nodo della leadership e Schlein lo affronta da “generosa ma non ingenua” rivolgendosi, senza citarlo, a Conte. Dice la segretaria del Pd: “Voglio solo fare una domanda. Se fossimo rimasti a gennaio 2023 con il Partito democratico al 14% dei sondaggi, quindi seconda forza di opposizione, pensate che avremmo avuto lo stesso dibattito oggi? Io penso di no. Generosi sì, ingenui no. E vorrei essere ancora più chiara. In qualsiasi altro Paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione perché è normale che guidi il partito che prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia”, incalza Schlein.
Visto che “c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico” allora, per Schlein, resta la strada delle primarie. “Noi siamo disponibili e pronti anche alla primarie e se le faremo le vinceremo insieme. Le vinceremo insieme avendo poi grande cura di rappresentare tutte quelle diverse sensibilità che è normale ci siano tra forze politiche alleate ma che non sono la stessa cosa. “Non abbiamo paura del voto e non abbiamo paura della democrazia e candidiamo un’intera classe dirigente che ha competenze e passione che ha sete di cambiare le cose che sa come fare”.
E concludendo la relazione, Schlein torna sul punto della premiership: “Che ci sia un pezzo di establishment che non vuole un governo progressista, non è una novità è la storia di questo paese. Che ci sia chi non può tollerare proprio l’idea di una persona di sinistra Palazzo Chigi. Non è una sorpresa, la sorpresa saremo noi stavolta. Perché c’è qualcuno che tifa il pareggio e che pensa sempre che sarebbero meglio le larghe intese e allora forse sarebbe meglio un leader disponibile alle larghe intese. Ecco, mi dispiace deludervi, ma l’impegno che abbiamo preso con i nostri lettori è chiaro noi andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista che vi piaccia o no. C’è chi non si rassegna all’idea che questo partito è un partito autonomo che risponde solo ai suoi scritti e ai suoi elettori. C’è chi vorrebbe condizionarci e darci la linea da fuori, c’è chi vorrebbe scegliere per noi, cercano di entrarci in casa ogni giorno per dividerci e per fare i comodi loro. Ecco: troveranno questa porta chiusa e troveranno la nostra comunità sempre più coesa”.
Dopo la relazione con avvertimento della dem, ecco quindi arrivare le reazioni degli alleati. A replicare è il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, a margine di un’iniziativa a Frosinone: “Schlein ha ufficialmente confermato che per lei sono due le strade: o la candidata premier è lei, oppure ci saranno le primarie”. L’ex presidente del Consiglio traccia quindi la rotta da seguire: “Io credo a questo punto che la strada sia ben chiara, non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie”. Una scelta ribadita con forza in nome del metodo democratico: “Perché dobbiamo sempre preferire la direzione di una partecipazione democratica”.
E’ la volta, poi, del
leader Avs Angelo Bonelli. “Ho letto dichiarazione Schlein sul fatto che nel centro sinistra ‘uno non vale uno’, penso sia stata un errore fare una dichiarazione così, quando si deve costruire un programma il tema non è se uno vale uno ma portare alcuni argomenti importanti a prescindere del consenso”, spiega a Un Giorno da Pecora, su Radiouno.
“Ad esempio: il 5% sulle spese militari, lo togliamo? Non è corretto dire nella costruzione del programma ‘uno non vale uno’, è sbagliato. Dobbiamo ascoltare gli argomenti”, aggiunge il deputato di Avs. Sul federatore del centrosinistra, Bonelli sottolinea: “Mi pare chiaro che ora il Pd abbia un’altra posizione. Più di una volta hanno ribadito che il leader deve esser espresso dal partito con più voti o si fanno le primarie. Allo stato attuale mi sembra che solo il Pd voglia le primarie, evidentemente non siamo riusciti a convincerli. Rispetto le loro posizioni ma credo che uno sforzo in più sarebbe stato apprezzabile e utile per il Paese”.
Sulla stessa linea interviene il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, commentando le parole della segretaria dem a margine della Leopolda: “Elly Schlein ha ragione quando dice che il Partito Democratico ha un peso maggiore rispetto agli altri”. Un riconoscimento basato sul consenso reale e sui pesi politici della coalizione: “Mi piacerebbe che non fossero parole giuste perché vorrebbe dire che Italia Viva col tre per cento può decidere tutto. E’ giusto, invece, che Italia Viva conti per il tre per cento, il Movimento Cinque Stelle per il 10 per cento, mentre il Partito Democratico ha preso più voti degli altri”.
Renzi sottolinea inoltre l’apertura dimostrata dai dem: “Le parole della Schlein sono accompagnate comunque da un gesto di generosità, perché lei dice che ha più voti di tutti ma che sono disponibili a fare le primarie e quant’altro”. Una posizione che il leader di IV condivide pienamente: “Quindi francamente devo dire che le parole di Schlein sono condivisibili dalla A alla Z, e lo dice uno che avrebbe tutto l’interesse a fare i conti con l’uno vale uno perché siamo i più piccoli della coalizione”.
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