Polemica convegno con Delle Chiaie, Ferro: accuse false e strumentali

Catanzaro Politica
Wanda Ferro

Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione di Wanda Ferro riguardi la polemica su convegno con Stefano Delle Chiaie:

“Concedendo l’utilizzo della sala consiliare della Provincia all’associazione Furor per la presentazione del libro di Stefano Delle Chiaie, sapevo bene che non sarebbero tardate le critiche da parte di una certa sinistra – quella sì nostalgica - alla continua ricerca di un pretesto per rispolverare un arrugginito armamentario ideologico e scagliarsi indignata contro i presunti ricostitutori di un fascismo lontanissimo dalla attuale realtà sociale e politica, ma che evidentemente rappresenta l’unica ragione di esistere per chi vorrebbe oggi combattere una guerra civile fuori tempo utile. Premetto intanto, per volontà di chiarezza, che la sala del Consiglio provinciale è un patrimonio dell’intera comunità, e quindi viene concessa a chiunque chieda di utilizzarla per iniziative di carattere culturale. La sala consiliare ha ospitato tantissime iniziative di sindacati, associazioni e movimenti di sinistra, senza che a qualcuno venisse in mente di praticare un controllo censorio sulle idee dei partecipanti. Così è stato per l’iniziativa dell’associazione Furor, che ha legittimamente richiesto la sala consiliare per la presentazione del libro di Stefano Delle Chiaie, e altrettanto legittimamente l’ha avuta in uso.

Tra l’altro mi risulta che l’associazione Furor sia una realtà composta da tanti giovani impegnati in iniziative culturali, sociali e sportive: sono certa che nessuno ha in mente di sostenere che questo tipo di impegno sia prerogativa esclusiva della sinistra. Né credo che qualcuno voglia, sventolando le bandiere della democrazia e della libertà, comportarsi da prevaricatore negando cittadinanza a chi la pensa diversamente e impedendo un libero confronto di idee. In effetti la presentazione del libro ‘L’Aquila e il Condor’ ha rappresentato un interessante momento di dibattito e di approfondimento rispetto ad alcune pagine poco conosciute della storia recente del nostro Paese, in particolare dei cosiddetti ‘anni di piombo’. Ritengo che sia stata una bella opportunità offerta alla cittadinanza quella di ascoltare la testimonianza diretta di un personaggio, che per quanto controverso, è uno dei principali protagonisti delle vicende di quegli anni. Per questo ho ritenuto, essendo stata invitata, di intervenire all’iniziativa, nel mio ruolo di rappresentante del Pdl, insieme ad altri relatori, tra cui l’artista Giorgio Alfieri, quale ex militante della formazione di estrema sinistra Lotta Continua. Dopotutto, lo stesso Luca Telese, giornalista dichiaratamente di sinistra, nella sua postfazione, rende un grande omaggio al libro e quasi invita i lettori al maggiore approfondimento possibile. A lasciarmi davvero impressionata sono la totale fantasiosità e l’assoluta disonestà intellettuale con cui alcuni rappresentanti della sinistra mi attribuiscono frasi mai pronunciate e riflessioni lontanissime dalle mie convinzioni.

Leggo comunicati in cui vengo accusata di ‘ricostruzioni revisioniste della storia’ e addirittura, con tanto di falsi virgolettati, di avere definito ‘la storia della Resistenza, lotta di liberazione dal nazifascismo, una chiara manipolazione della verità’. Tutto naturalmente falso – nel convegno si è discusso soltanto degli anni di piombo, non del fascismo e della resistenza - ma tanto basta per scatenare la tradizionale opera di demonizzazione da parte di chi è sempre in attesa della chiamata alle armi per difendere una democrazia che nessuno ha mai minacciato. Per dimostrare la falsità e la cattiva fede di chi mi accusa di revisionismo e di oltraggio alla storia della resistenza, ricordandomi addirittura il mio giuramento sulla Costituzione, ritengo opportuno riportare testualmente la parte incriminata del mio intervento. ‘La questione di fondo – ho detto nel mio intervento – è l’eterna contrapposizione tra la verità storica e la storia come viene scritta e tramandata dagli studiosi e dai protagonisti. Questo concetto introduce una prima riflessione: i fatti di cui stiamo parlando, il contenuto quindi del racconto di Stefano Delle Chiaie così come di tanti episodi controversi di quegli anni, comincia ad uscire dal limbo dell’attualità per entrare nella fissa dimora della storia.

Così, in un intreccio che appartiene alla migliore tradizione del noir, estremismo di destra e di sinistra, servizi segreti, logge, mafia e America Latina, stragi e golpe, la rivolta di Reggio, strategie della tensione e della conservazione, tutto finisce con l’appartenere ad un unico racconto di guerra, senza vincitori né vinti, per la quale, a seconda dei punti di vista, si possono ritenere tutti colpevoli o tutti innocenti, ovvero tutti contro il sistema e tutti all’interno dello stesso sistema. Le verità processuali appartengono ai codici ed ai tribunali, la storia che si va ad affermare non è come quella scritta nell’ultimo dopoguerra quando si nascondevano le foibe e le vittime del triangolo rosso, perché ad una chiara manipolazione della verità storica si pone rimedio quando sopravviene il coraggio di testimoniare; una storia invece controversa lascia sempre spazio alla fantasia delle tesi contrapposte, e pur se interpretata con la maggiore obiettività finisce sempre nell’alveo della generale confusione.

L’Aquila e il Condor non rappresenta semplicemente le memorie di un militante politico, ma è un contributo autentico alla soluzione dell’intreccio di quei misteri italiani, è una verità ‘forse’ di parte, ma che dobbiamo accettare e rispettare perché se è vero che, come dice Luca Telese, l’autore ‘non è e non sarà mai un personaggio di comodo’, ha comunque scelto di contribuire alla verità con il suo racconto. In questi casi l’esito finale deriva da tante tessere di uno stesso mosaico: le verità scritte da Delle Chiaie potranno spingere qualcuno a dire il contrario, e Delle Chiaie a replicare, ma ogni più piccolo particolare avvicina sempre di più quegli anni alla fissa dimora della storia’. Ho concluso infine dicendo che ‘sulla lettura della nostra storia non possono esserci fronti contrapposti’. Mi rendo conto di essere stata troppo ambiziosa, di fronte a chi crea un fronte contrapposto persino nella lettura del testo di un intervento”.


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