Acciaio per munizioni israeliane a Gioia Tauro: Baldino chiede un’ispezione

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Il porto di Gioia Tauro finisce al centro di un caso politico che scuote le aule di Roma. Secondo informazioni qualificate, alcuni containers carichi di acciaio destinato alla produzione di proiettili da artiglieria da 155 mm sarebbero stati scaricati da una nave della compagnia Msc. Il materiale, stando alle denunce, sarebbe pronto per essere reimbarcato con una destinazione finale precisa: il porto di Haifa, in Israele.

> Vittoria Baldino

Il peso della legge 185

La Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, ha rotto gli indugi presentando alle autorità competenti una richiesta urgente di ispezione per verificare la natura della merce e la validità delle autorizzazioni.

La questione sollevata non è solo logistica, ma squisitamente legale e morale. Se i fatti fossero confermati, secondo la pentastellata si profilerebbe una violazione della legge 185 del 1990.

La norma parla chiaro: vieta l’esportazione, il transito e il trasferimento di armi verso paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di violazioni dei diritti umani.

“Il transito non è neutro, è una responsabilità”, incalza Baldino, ricordando che anche il semplice passaggio sul suolo italiano necessita di un’autorizzazione dello Stato.

Per l’esponente grillina, il governo deve chiarire se il territorio nazionale stia diventando uno snodo logistico per operazioni militari.

Le ombre sul conflitto

Il richiamo alla realtà di Gaza e all’escalation con l’Iran rende la vicenda ancora più delicata. Con un bilancio che supera i 200 mila tra morti e feriti, la posizione dell’Italia appare agli occhi dell’opposizione ambigua.

“O si è contro queste guerre o si è il loro magazzino di transito”, conclude duramente la deputata calabrese. L’appello punta a far rispettare i trattati internazionali e le risoluzioni parlamentari, affinché gli impegni presi non restino solo parole vuote mentre i materiali per alimentare i conflitti transitano indisturbati nei porti nazionali.

> Pasquale Tridico

Tridico: “no ad hub della guerra”

Sulla questione è intervenuto con fermezza anche Pasquale Tridico, capo delegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles, chiedendo che lo scalo non si trasformi in un nodo logistico per il traffico di strumenti di morte.

Le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti e Sul della provincia di Reggio Calabria hanno espresso una posizione unitaria che ha ricevuto il pieno sostegno dell’europarlamentare.

“Le lavoratrici e i lavoratori portuali hanno detto con chiarezza quello che le istituzioni competenti avrebbero dovuto dire prima”, ha sottolineato Tridico, ribadendo che non può esserci complicità nel trasporto di materiali destinati a teatri di guerra attivi.

Le leggi e i vincoli europei

Il quadro normativo richiamato da Tridico è estremamente rigido. Oltre alla legge 185 vi sono i regolamenti dell’Unione Europea sul controllo dei prodotti a duplice uso.

“Ho già sollevato in sede europea la questione della coerenza tra le politiche degli Stati membri e gli obblighi derivanti dal diritto Ue”, ha dichiarato l’esponente pentastellato, evidenziando come la disciplina comunitaria non debba ammettere zone grigie o interpretazioni di comodo nei porti del Mediterraneo.

> Container nel porto di Gioia Tauro

L’appello alla Regione

L’attenzione si sposta ora sul piano politico locale e nazionale. Tridico chiede che i controlli sui container in transito diventino sistematici e non siano lasciati alla casualità delle segnalazioni esterne.

Un appello diretto è stato rivolto anche al presidente della Regione Calabria, affinché assuma una posizione netta: uno scalo pubblico calabrese non può restare indifferente davanti alla destinazione finale dei carichi che movimenta.

La battaglia si sposterà ora nelle sedi parlamentari competenti, con l’obiettivo di garantire che lo sviluppo della Calabria resti ancorato a principi di pace e trasparenza, lontano dalle logiche dei conflitti globali.

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