Un commando di sicari ha fatto irruzione nella tarda serata di ieri nella casa di Damiano Pepe (64 anni), nella frazione di Lattughelle, tra Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio, ferendolo gravemente e uccidendo la moglie. Dopo un primissimo trasporto d’urgenza e un intervento chirurgico nell’ospedale “Giannettasio” di Rossano, le sue precarie condizioni di salute ne hanno imposto il repentino trasferimento all’Annunziata di Cosenza, dove si trova tuttora ricoverato sotto stretta osservazione medica.

Un assalto brutale
La dinamica dell’agguato resta ancora tutta da chiarire con certezza da quanto trapela sarebbe stato messo in atto da un gruppo che a volto coperto avrebbe aperto il fuoco sparando all’impazzata contro i coniugi.
Sulla scena del crimine lavorano alacremente i carabinieri per stabilire quanti fossero i componenti del commando, quali armi abbiano impiegato e lungo quali vie di fuga siano poi riusciti a far perdere le proprie tracce nella notte.
La ferocia dimostrata dagli assassini e lo spessore criminale della vittima designata rendono le indagini estremamente complesse e delicate, senza che al momento vi siano elementi certi sul movente.

L’ombra della ‘ndrangheta
Il nome di Damiano Pepe, noto a tutti con il soprannome di “Tripolino”, evoca pagine dolorose della storia giudiziaria locale. Considerato dagli investigatori un elemento di vertice della Cosca Abbruzzese-Pepe e promotore della cosiddetta Cosca degli Zingari, era da tempo indicato come figura chiave del locale di ‘Ndrangheta di Corigliano, legato in passato a Santo Carelli.
L’uomo era tornato pienamente in libertà soltanto nel 2019, dopo aver finito di scontare una lunga condanna a 26 anni di reclusione per associazione mafiosa e omicidio.




























