Si chiude un capitolo cruciale per l’operazione Basso profilo, l’inchiesta che ha scoperchiato i legami tossici tra le cosche crotonesi e il tessuto imprenditoriale. La Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso il suo verdetto, disponendo 29 condanne e 11 assoluzioni. La decisione dei giudici di secondo grado conferma l’impianto accusatorio che vedeva al centro del sistema un fitto intreccio di interessi illeciti e scambi di favore tra criminalità organizzata e colletti bianchi.
Elezioni, appalti e favori: col ‘basso profilo’ gli alti guadagni, grazie al ‘principino’ dei clan
Il ruolo dei mediatori
La figura centrale dell’intera vicenda resta Antonio Gallo, considerato il vero collante tra le famiglie Grande Aracri, Trapasso e Mannolo e il mondo delle imprese.
Per lui i magistrati hanno stabilito una pena di 26 anni di reclusione. Nonostante la riduzione rispetto ai 30 anni del primo grado, la sua posizione si è aggravata su alcuni fronti: la Corte ha infatti accolto l’appello del pubblico ministero Paolo Sirleo, riconoscendo Gallo colpevole di ulteriori episodi di trasferimento fraudolento di valori.
Anche per l’imprenditore catanzarese Umberto Gigliotta la pena è stata rideterminata a 20 anni e 4 mesi, a fronte di una precedente condanna a 30 anni.

Divise e professionisti
Il processo ha coinvolto anche figure appartenenti alle istituzioni e al mondo professionale. L’ex finanziere Ercole D’Alessandro ha visto la sua condanna scendere a 5 anni e 3 mesi, mentre la gastroenterologa Odeta Hasaj è stata condannata a 3 anni e 7 mesi con l’accusa di aver effettuato accessi abusivi ai sistemi informatici attraverso il compagno D’Alessandro.
Un cambio di rotta significativo riguarda invece Glenda Giglio, già presidente dei giovani industriali di Crotone. Se in primo grado era stata assolta, l’appello ha ribaltato il giudizio condannandola a 2 anni e 9 mesi di reclusione.
Basso profilo, 21 condanne in abbreviato. Quattro le assoluzioni
Le assoluzioni confermate
Sul fronte politico, i giudici hanno confermato l’assoluzione di Tommaso Brutto, ex consigliere comunale di Catanzaro, e di suo figlio Saverio Brutto.
Per entrambi sono cadute le accuse di associazione per delinquere, corruzione e scambio elettorale politico mafioso, mettendo la parola fine alle contestazioni che li vedevano coinvolti nel presunto sistema di favori.




























