Un patrimonio aziendale e personale di oltre 30 milioni di euro e riconducibili ad un imprenditore di origine crotonese è stato confiscato stamani dagli della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro. I sigilli sono scattati ai beni di due aziende con sede sempre a Crotone, a diversi beni mobili ed immobili, svariati rapporti finanziari e ad una ingente liquidità. Il provvedimento di confisca è stato adottato dalla Corte di Appello di Catanzaro su proposta della Procura Generale, in seguito agli accertamenti eseguiti dalla Dia del capoluogo di regione. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi alle 11, negli Uffici della Procura Generale di Catanzaro.
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Il destinatario del provvedimento di confisca dei beni mobili ed immobili è il sessantaduenne Francesco Arcuri, imprenditore, condannato in via definitiva per il reato di estorsione tentata ed aggravata dal metodo mafioso. Sono stati confiscati il patrimonio aziendale dell’impresa individuale denominata “Arcuri Francesco Impresa Individuale” con sede a Crotone e dedita al recupero, riciclaggio di rifiuti solidi urbani ed industriali; il patrimonio aziendale e capitale sociale della “Recycling Srl”, con sede a Crotone e dedita alla raccolta, imballaggio, compattazione, stoccaggio, trasporto dei rifiuti con destinazione al recupero e allo smaltimento; 4 terreni; 11 fabbricati; 6 autovetture; 41 mezzi industriali; 12 rapporti finanziari. Arcuri era stato coinvolto nell’operazione “Obra”, ed era stato condannato a tre anni di reclusione con pena diventata definitiva. Secondo le indagini dell’ epoca, l’estorsione sarebbe avvenuta ai danni di un responsabile della Biomasse spa impegnata nella realizzazione di una centrale a Strongoli, in provincia di Crotone. La Dia di Catanzaro ha eseguito gli accertamenti che hanno riguardato, per un arco temporale compreso tra il 1985 ed il 2009, tutti i cespiti in qualunque modo riconducibili ad Arcuri, l’analisi dei bilanci aziendali, copiosa documentazione bancaria, allo scopo di documentare, tra l’altro, la netta sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche esercitate.




























