Venticinque anni dopo l’agguato mortale, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, hanno chiuso il cerchio su un omicidio di stampo mafioso. Il 23 febbraio 2000, Nicola Vivaldo veniva freddato con quattro colpi di pistola alla testa mentre parcheggiava l’auto sotto casa a Mazzo di Rho, nel Milanese. L’uomo, con precedenti per associazione mafiosa, armi e droga, fu considerato un infame per soffiate che portarono ad arresti nella cosca.
Gli arresti 25 anni dopo
Oggi arrivano le ordinanze di custodia cautelare, firmate dal gip Tommaso Perna su richiesta del pm Dda Alessandra Cerreti, che colpiscono sei indagati.
Il presunto esecutore materiale, Massimo Rosi (di 57 anni), accompagnato con un’auto sul luogo, all’epoca, da Stefano Scatolini, e armato grazie a Bruno Gallace (53 anni).
Mandanti sarebbero stati i boss Vincenzo Gallace (78 anni, a capo della ‘ndrina di Guardavalle) e Vincenzo Rispoli (62 anni, della locale Legnano-Lonate), più Stefano Sanfilippo (80 anni), che avrebbe fornito i dettagli sulle abitudini della vittima.
Il contributo di De Castro
Decisivo il contributo del pentito Emanuele De Castro, presente all’omicidio e già utile in altri cold case. Le indagini confermerebbeo dettagli balistici, inclusi i bossoli nell’abitacolo e l’uso del silenziatore, smentendo dubbi sulla distanza ravvicinata dei colpi.
Cinque degli indagati erano già detenuti; Sanfilippo è stato arrestato ora.




























