Le temperature africane che stanno colpendo la provincia di Crotone impongono una seria riflessione sulle attività educative. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene urgente rivedere i tempi della scuola. “Il cambiamento climatico costituisce ormai un elemento strutturale con il quale anche il sistema scolastico è chiamato a confrontarsi”, spiega il presidente del Cnddu, il professor Romano Pesavento. Non si tratta di una questione di comfort, ma della necessità di “rendere effettivi i principi costituzionali di tutela della salute”, garantendo a tutti i bambini della provincia degli ambienti che siano sicuri e inclusivi.

Troppi giorni sotto il sole
Attualmente il calendario della Regione Calabria prevede che le attività per l’infanzia terminino il 30 giugno, mentre le elementari e le medie chiudono intorno all’8 giugno.
Pe il Coordinamento questa differenza di oltre venti giorni oggi non è più sostenibile. Nella seconda metà di giugno si superano regolarmente i 35 gradi e molti edifici scolastici non hanno impianti di climatizzazione.
I bimbi sono particolarmente vulnerabili a queste ondate di calore e il personale si ritrova a lavorare in condizioni critiche. “Adeguare l’organizzazione del servizio educativo non significa ridurne la qualità”, sottolinea il portavoce dei docenti.

Sicurezza e diritto alla salute
La richiesta si fonda su basi giuridiche precise, come l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute e il Decreto Legislativo n 81 del 2008 sulla sicurezza sul lavoro.
Esiste un’evidente asimmetria organizzativa che penalizza i più piccoli. Per questo motivo l’associazione chiede al Dirigente dell’Ambito Territoriale di Crotone di aprire un tavolo istituzionale con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, i Comuni, l’Azienda Sanitaria Provinciale e i sindacati.
L’obiettivo è modificare il calendario 2026/2027 per uniformare le date di fine lezioni. “Un calendario omogeneo favorirebbe l’equità e una migliore organizzazione”, conclude Pesavento, ricordando che l’infanzia non è un semplice servizio di custodia.




























