Il peso dei costi energetici continua a gravare sul tessuto economico della regione, minacciando la stabilità del sistema produttivo e la serenità domestica. La Cna Calabria, confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, ha lanciato un forte grido d’aiuto, chiedendo interventi immediati al governo e alle istituzioni regionali. L’aumento progressivo dei prezzi di energia e carburanti sta creando una situazione insostenibile per le micro e piccole imprese locali, che si trovano a fare i conti con un pericoloso effetto domino.

Le imprese in difficoltà
A descrivere la situazione è il presidente di Cna Calabria, Giovanni Cugliari, che esprime profonda preoccupazione per il futuro delle attività produttive del territorio.
Agli aumenti delle bollette si sommano infatti i rincari delle materie prime, della logistica e del credito, creando una morsa che rischia di soffocare l’artigianato.
“In molti casi le imprese non riescono più a trasferire gli aumenti sui prezzi finali senza perdere competitività o quote di mercato”, spiega Cugliari, avvertendo che senza aiuti efficaci molte realtà saranno costrette a ridurre la produzione o a chiudere i battenti.

Il peso per i cittadini
Gli effetti di questa crisi energetica non si fermano ai cancelli delle fabbriche o alle porte delle botteghe, ma entrano direttamente nelle case dei cittadini.
Secondo le stime nazionali della Cna, se i prezzi di petrolio e gas resteranno a questi livelli, una famiglia media subirà un aumento delle spese compreso tra 1000 e 1300 euro all’anno per luce, gas, alimentari e benzina.
Questo impatto sarà ancora più pesante per i nuclei numerosi e per chi risiede nelle aree interne della Calabria, dove la dipendenza dai mezzi privati è quasi totale a causa delle storiche carenze del trasporto pubblico locale.

Il freno agli investimenti
Oltre alla contrazione dei consumi interni, i rincari rischiano di bloccare i progetti di sviluppo legati alla transizione ecologica. La confederazione stima una riduzione degli investimenti aziendali tra il 2% e il 4%, un dato che penalizza la competitività dell’intera regione.
Per questa ragione Giovanni Cugliari insiste sulla necessità di approvare misure straordinarie e strutturali per l’efficienza energetica e l’autoproduzione, concludendo che “la tenuta dei consumi e degli investimenti rappresenta oggi una priorità assoluta per salvaguardare migliaia di imprese e posti di lavoro”.




























