“Il Tribunale del Riesame, adito dai soggetti indagati al fine di evidenziare la loro estraneità ai fatti, si è espresso segnalando l’assenza di elementi probatori sufficienti a ritenere che quanto rinvenuto e sequestrato fosse riconducibile agli indagati“. Con queste parole si sarebbe espresso il Gip del Tribunale di Castrovillari, Luca Fragolino, in merito alla vicenda giudiziaria nata a seguito del rinvenimento di telefoni cellulari e coltelli all’interno del carcere di Rossano e per la quale ha disposto l’archiviazione per tutti i detenuti coinvolti nella vicenda (oltre un centinaio).
Lo rende noto l’avvocato Mario Alberelli, che a seguito del rinvenimento di oltre 130 telefoni cellulari e di numerose armi rudimentali ed autoprodotte, presentò un’istanza di dissequestro sia per i telefoni che per i “coltelli”. Lo stesso legale ricorda che in quella circostanza, la Polizia Penitenziaria non avrebbe dato agli indagati il giusto preavviso previsto per legge, ed al contempo non sarebbe stata in grado di indicare elementi investigativi che riconducevano i cellulari ai detenuti.
La richiesta dell’avvocato riguardava due soggetti – P.G. ed M.G. – ma, successivamente, si è estesa a tutti gli altri indagati. Il Tribunale del Riesame (composto dalle giudici Paola Lucente, Stefania Antico e Iole Vigna) ha difatti accolto le motivazioni del ricorrente disponendo il dissequestro di tutti gli oggetti sequestrati.
Secondo il ragionamento delle giudici, non vi sarebbe alcun valido collegamento tra i detenuti ed i cellulari rinvenuti nelle loro celle. Anche perchè tutte le schede SIM rinvenute sono intestate a soggetti stranieri, totalmente estranei al sistema carcerario. Tanto è bastato per chiedere ed ottenere l’archiviazione.
Soddisfatto, ovviamente, il legale difensore, che commenta: “dare un contributo, modesto ma decisivo, al buon andamento del sistema giustizia è sempre motivo di soddisfazione per chi crede nel valore dei fatti concreti“.




























