La Corte dei Conti ha approvato la relazione sul Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità (con la delibera 48). Il documento analizza la gestione di ben 457,8 milioni di euro stanziati tra il 2017 e il 2025. Le risorse, affidate al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, servono a finanziare i centri antiviolenza e le case rifugio. L’obiettivo principale dell’indagine è garantire un’assistenza omogenea a tutte le donne vittime di violenza e ai loro figli sull’intero territorio nazionale.

I dati regionali
Tra le pieghe della relazione, i dati relativi alla Calabria offrono uno spaccato significativo. Nel 2024 la regione conta un totale di 23 centri antiviolenza attivi. Il dato si traduce in un tasso di 0,26 centri ogni 10mila donne, posizionando la Calabria in linea con molte altre realtà del Mezzogiorno.
Guardando alle strutture di accoglienza, nel 2023 le case rifugio operanti sul territorio calabrese hanno ospitato 47 donne, garantendo protezione e sicurezza a chi fuggiva da situazioni di pericolo tra le mura domestiche.

Le tipologie di gestione
L’analisi mette in luce come i 23 centri antiviolenza della nostra regione vedano una netta prevalenza di promotori privati. Ben 21 le strutture gestite appunto da enti privati, mentre solo due fanno capo a enti pubblici.
Per quanto riguarda la gestione pratica, il 91,3 per cento dei centri calabresi è affidato a organizzazioni del terzo settore, confermando il ruolo cruciale del privato sociale.
Il restante 8,7 per cento è gestito direttamente da enti pubblici, a testimonianza di un modello basato fortemente sulla sussidiarietà.

I servizi sul territorio
La qualità del supporto in Calabria si misura anche attraverso i servizi integrativi. Il 60,9 per cento dei centri antiviolenza calabresi garantisce la presenza di sportelli sul territorio, uno strumento essenziale per avvicinare l’aiuto alle vittime che vivono in contesti isolati.
Inoltre, sul fronte delle competenze, il 30,4 per cento delle strutture regionali ha organizzato corsi di formazione specifici per il proprio personale nel corso del 2024, un passo necessario per rispondere con professionalità alle diverse forme di violenza di genere.

Le raccomandazioni
In generale, la Corte dei Conti evidenzia come permangano forti disomogeneità tra le diverse regioni italiane nella capacità di organizzare i servizi.
I magistrati contabili raccomandano una maggiore celerità nella ripartizione delle risorse e una trasmissione più rapida dei flussi informativi.
Come ricorda la relazione, “un’azione coordinata, tempestiva e omogenea sul territorio è essenziale per l’effettiva tutela delle vittime”.
Solo attraverso il potenziamento dei sistemi di monitoraggio e la continuità dei finanziamenti si potrà contrastare efficacemente il fenomeno della violenza sommersa.




























