Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Palmi ha assolto una pensionata incensurata (F.D.C.) accusata di tentata truffa aggravata ai danni dell’Inps. La decisione accoglie pienamente le argomentazioni presentate dalla sua difesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Melara, alle quali si è associato persino il pubblico ministero in aula. Si chiude così una delicata vicenda giudiziaria nient’affatto scontata, che ha visto la donna difendere con fermezza la propria posizione e la veridicità delle sue condizioni fisiche di salute.

I contorni dell’inchiesta
Il procedimento scaturisce da una più vasta indagine condotta dalla Procura della Repubblica della cittadina reggina sui certificati usati per ottenere l’invalidità civile.
Al centro delle verifiche figura un medico specialista ospedaliero accusato di aver rilasciato documenti falsi in concorso con diversi assistiti.
Secondo la tesi accusatoria iniziale, anche il certificato della donna avrebbe descritto le sue patologie renali in modo alterato. Mentre quasi tutti i coimputati hanno scelto il patteggiamento o la messa alla prova, la pensionata ha deciso di andare fino in fondo per dimostrare la sua totale estraneità.

La svolta in aula
La difesa ha ottenuto il giudizio abbreviato condizionato all’esame di un consulente medico di parte. L’esperto ha ricostruito dettagliatamente la storia clinica dell’imputata partendo dai referti emessi da una struttura pubblica, dimostrando che la malattia era reale, grave e documentata.
La patologia avrebbe persino giustificato un’invalidità superiore a quella concessa. Dimostrata la genuinità dei dati clinici e l’assenza di accordi illeciti o di guadagni ingiusti, anche l’accusa ha chiesto l’assoluzione. “La signora ha atteso per anni la conferma di ciò che gli atti dicevano fin dall’inizio: era malata e aveva chiesto quanto le spettava”, ha commentato l’avvocato Vincenzo Melara.




























