Mentre prosegue la conta dei danni dopo il passaggio del ciclone Harry, iniziano anche a diffondersi dati sempre più accurati sulla sua portata. All’evento, quest’oggi, ha dedicato un focus anche l’Isrpa, specifiando che non è stata una semplice perturbazione, ma un evento meteorologico estremo senza precedenti negli ultimi 40 anni.
Tra il 18 e il 21 gennaio 2026, la Calabria è stata flagellata da piogge persistenti, venti violenti e mareggiate eccezionali, che hanno messo in ginocchio intere aree del versante ionico. A monitorare l’evolversi della situazione, il Centro Funzionale Multirischi dell’Arpacal, che ha registrato dati da record: in alcune località è caduta in soli quattro giorni più della metà della pioggia che normalmente si registra in un anno intero.
Harry non si placa: decine di emergenze in una sola notte. Caduti quasi 600mm di pioggia
In 96 ore oltre 500mm d’acqua
L’analisi dei dati rivela un fenomeno fuori dall’ordinario: non si è trattato di nubifragi isolati, ma di una fase di precipitazioni continue e persistenti, con effetti cumulativi devastanti.
Le stazioni di monitoraggio del versante ionico hanno registrato punte superiori ai 500 millimetri di pioggia, valori che collocano questo episodio tra i più critici mai osservati nella regione.
Le analisi sulle piogge cadute in 6, 12 e 24 ore confermano che l’impatto maggiore è stato determinato dalla durata delle precipitazioni, più che da picchi estremi concentrati in poche ore.
Centi a 110 km/h e onde da 8 metri
Le abbondanti piogge hanno fatto innalzare i livelli dei corsi d’acqua, superando le soglie di attenzione e costringendo all’attivazione delle procedure di allertamento.
A peggiorare la situazione, venti violenti con raffiche oltre i 110 km/h e condizioni marine estreme: nel Mar Ionio sono state registrate onde significative prossime ai 6 metri e onde massime superiori agli 8 metri, valori mai raggiunti negli ultimi quattro decenni.
Le mareggiate hanno causato danni diffusi lungo i tratti di costa esposti, evidenziando la fragilità dei settori costieri ionici di fronte a perturbazioni persistenti provenienti da sud-est.

64 Comuni in allerta, monitoraggio h24
Durante l’emergenza, il Centro Funzionale Multirischi di Arpacal ha operato senza interruzioni, garantendo il monitoraggio continuo delle variabili meteorologiche, idrologiche e marine.
Sono stati allertati 64 Comuni, con livelli di criticità alta e medio-alta. Fondamentale il ruolo della Prefettura di Catanzaro, che ha coordinato le strutture dello Stato, gli enti territoriali, la Protezione Civile e i soggetti tecnici coinvolti. Parallelamente, l’Ufficio Comunicazione di Arpacal ha assicurato aggiornamenti costanti tramite sito web e social, fornendo informazioni tempestive e corrette per prevenire situazioni di crisi e garantire la sicurezza della popolazione.
Evento emblematico dei cambiamenti climatici
L’episodio del 18–21 gennaio 2026 rappresenta un caso esemplare di come piogge cumulative elevate, vento intenso e mareggiate possano generare impatti diffusi e significativi, anche in assenza di nubifragi brevi ed estremi.
«Questo evento conferma quanto sia strategico investire su un monitoraggio ambientale integrato, su una comunicazione istituzionale corretta e tempestiva e su un coordinamento solido tra enti, per affrontare fenomeni meteorologici sempre più persistenti e complessi e garantire la sicurezza delle comunità», ha sottolineato il direttore generale dell’Arpacal, Michelangelo Iannone.




























