Nella giornata di ieri si è svolta un’importante assemblea che ha visto la partecipazione dei lavoratori ex lsu ed lpu della Calabria, seguita oggi da un incontro esteso a tutti i dipendenti degli enti locali della regione. L’iniziativa, promossa e organizzata dal coordinamento dei lavoratori enti locali, ha rappresentato un momento di confronto fondamentale per ribadire con forza la volontà collettiva di proseguire le battaglie sindacali intraprese ormai da lungo tempo.

La questione previdenziale
I partecipanti hanno espresso la ferma intenzione di farsi carico delle vertenze aperte, sottolineando come la risoluzione di tali problematiche non sia più procrastinabile per garantire un futuro dignitoso a migliaia di famiglie calabresi.
Uno dei punti cardine discussi durante le assemblee riguarda il riconoscimento dei contributi previdenziali per gli anni di servizio prestati. È stato evidenziato come sia assolutamente inaccettabile che questi lavoratori possano giungere all’età pensionistica con un’indennità minima, una condizione che li condannerebbe inevitabilmente a vivere in uno stato di povertà assoluta dopo decenni di impegno nelle istituzioni.
La richiesta di un intervento normativo che sani questo vuoto contributivo è stata posta come priorità assoluta per restituire giustizia sociale a chi ha garantito il funzionamento dei servizi pubblici in condizioni di precarietà.
Le trentasei ore settimanali
Un altro tema centrale ha riguardato la necessità di trasformare i contratti attuali in rapporti di lavoro a tempo pieno, raggiungendo le trentasei ore settimanali.
Gli oratori hanno sottolineato come, dopo moltissimi anni di precariato, sia giunto il momento di riconoscere il pieno valore dell’attività svolta all’interno dei comuni.
Questi lavoratori offrono infatti servizi indispensabili e quotidiani per la cittadinanza, e il passaggio al full-time rappresenterebbe il giusto coronamento di un percorso volto a garantire una stabilità economica e professionale finora negata.

La dignità professionale
Durante il dibattito si è dato ampio spazio alla problematica del riconoscimento delle qualifiche professionali. Molti lavoratori, pur possedendo titoli di studio e competenze per ricoprire ruoli di maggiore responsabilità, sono stati stabilizzati con inquadramenti di base che non rispecchiano le mansioni effettivamente svolte né il valore dei servizi resi.
Il coordinamento ha denunciato questa discrepanza, chiedendo che venga avviato un processo di riqualificazione che tenga conto delle reali capacità espresse sul campo in oltre vent’anni di attività.
Un appello all’unità
In conclusione, i rappresentanti del coordinamento, tra cui Giulio Pignataro, Gianvincenzo Petrassi, Oreste Valente, Giovanni Conforti, Giovanni Muto, Gino Pettinato e Romolo Cozza, hanno rivolto un sollecito ai governi regionale e nazionale, ai sindaci e alle organizzazioni sindacali.
L’invito è quello di agire in modo unanime e coordinato per risolvere definitivamente una vertenza che riguarda la dignità e il rispetto di migliaia di persone.
La mobilitazione proseguirà con determinazione finché non verranno fornite risposte concrete alle legittime istanze di chi serve i cittadini calabresi con dedizione da oltre un ventennio.




























