L’addio di un prestigioso marchio di gioielleria da Corso Mazzini non rappresenterebbe soltanto una serranda che si abbassa, ma agirebbe come un segnale d’allarme per l’intero sistema cittadino. “Non si tratta di semplice nostalgia per le vetrine illuminate, quanto della conferma di una crisi strutturale che colpisce il cuore pulsante di Catanzaro.

Il nodo dei flussi
Se ne dice certo il Consigliere Comunale di Catanzaro Antonello Talerico, che ricorda come, negli ultimi anni, il dibattito si sia spesso perso su mercatini tematici e pedonalizzazioni a intermittenza, ignorando quella che per l’amministratore è invece una domanda fondamentale: “perché i brand abbandonano e gli imprenditori faticano a sostenere affitti e costi fissi?”
Il commercio moderno – incalza Talerico – si regge su un equilibrio delicato tra accessibilità e capacità di spesa. Attualmente, il centro di Catanzaro soffre di una desertificazione progressiva causata dal calo dei residenti e dalla riduzione degli uffici pubblici.
Senza funzioni attrattive quotidiane, il passaggio diventa occasionale e non genera consumo reale. Inoltre, la pedonalizzazione “senza un piano integrato di parcheggi e navette” rischia di trasformarsi in “un deterrente per il consumatore razionale, che finisce per preferire i centri commerciali periferici o l’e-commerce”.

L’errore di metodo
“Affidarsi a eventi sporadici per salvare il commercio è un’illusione. Una manifestazione culturale – dice ancora il consigliere – può riempire la strada per un giorno, ma un’attività economica deve sopravvivere 365 giorni l’anno”.
“La rigenerazione urbana richiede dati certi su canoni di locazione, tassi di sfitto e flussi giornalieri certificati. Senza un osservatorio economico permanente, ogni decisione amministrativa resta una percezione soggettiva piuttosto che una pianificazione strategica”.
La visione necessaria
Secondo Talerico, quindi, per invertire la rotta serve un piano triennale con obiettivi misurabili, che includa riduzioni della fiscalità locale e accordi per canoni calmierati.
Il consigliere aggiunge che Corso Mazzini “non è solo una strada, è il termometro della città, e oggi segna febbre alta” e che, pertanto, se il contesto non viene ripensato con infrastrutture e visione economica, il rischio è una “vetrina spenta che accelera il declino collettivo”.




























