Paolo Fresu ha aperto la giornata conclusiva della XIV edizione del Premio Sila ’49 con la lectio magistralis “Le radici e le ali. È dalla terra che si spicca il volo”. Partendo dal ricordo di una tromba nascosta nella libreria di casa, in un paese dove non c’era musica né libri, ha raccontato la sua formazione: la banda musicale, il padre pastore che scriveva poesie in sardo, la madre centENaria che parla ancora logudorese.
Ha descritto la Sardegna come «un sasso gettato nel Mediterraneo», da cui le cose partono e tornano trasformate. Ha ricordato il festival Time in Jazz a Berchidda, dove pastori e jazzisti si incontravano al bar, e ha messo al centro la normalità come valore: «Le persone che costruiscono sono molte più di quelle che escono sui giornali». La musica, ha detto Fresu, è la metafora di una costruzione collettiva: diversità che genera bellezza. Al termine, ha concluso con un assolo di “Bella ciao”.
La cerimonia di premiazione
La cerimonia è stata condotta da Ritanna Armeni. Tommaso Greco ha ricevuto il Premio saggistica “Marta Petrusewicz” per “Critica della ragione bellica”, parlando di fiducia e cooperazione. Armeni ha criticato l’assenza di letteratura femminista pacifista nel libro; Greco ha promesso di colmarla.
Matteo Nucci ha vinto il Premio Sila Letteratura per “Platone. Una storia d’amore”, raccontando quest’ultimo come un essere umano che cercava giustizia. La motivazione del Premio alla Carriera a Fresu è stata letta da Valerio Magrelli: la sua tromba è una voce classica della cultura italiana. L’artista ha raccontato di come ha rifiutato un posto alla Sip per seguire la musica, definendo il jazz come modello di democrazia.
Il valore della cultura
Enzo Paolini, presidente della Fondazione, ha chiuso la serata ribadendo il ruolo del Premio Sila come presidio culturale: promuovere pensiero, bellezza e partecipazione. Ha sottolineato che la cultura rischia di essere marginalizzata e ha invitato a non arrendersi: «Per fare quello che facciamo non serve alzare il volume, occorre soltanto alzare la testa».


























