Riceviamo e pubblichiamo
“Trovo confortante il fatto che numerosi, quasi tutti, gli esponenti del PD calabrese, abbiano a gran voce manifestato l’esigenza e l’importanza della celebrazione dei congressi, ivi compreso quello regionale.
Lo stesso sen. Musi, in alcune sue recentissime dichiarazioni sulla stampa, ha esplicitamente affermato la conclusione del suo mandato come commissario, sul presupposto di una ritrovata “unità” e “coesione” all’interno del partito e, conseguentemente ha dato avvio alla fase preparatoria dei congressi, regionale compreso.
Il dato politico più evidente, in questa particolare fase politica, è rappresentata, a mio modesto parere, da questa ritrovata “unità” e “coesione”, alla quale, evidentemente, il commissario Musi ha contribuito in modo determinante.
Sennonché, alcuni spunti di riflessione critica sono necessari, non fosse altro per contribuire a dipanare dubbi e diffidenze su questa dichiarata unità del partito.
Rispetto a questo, mi offre uno spunto interessante la nota a firma di Franco Santo apparsa ieri sulla stampa.
Nell’incipit del suo intervento ha sede tutto il ragionamento:
Aver “tolto” Villella è un segnale positivo, quasi una pre-condizione di un articolato ragionamento fatto di allargamento della base degli iscritti,di contenimento di una “emorragia” di simpatizzanti ed aderenti della prima ora del PD, che addirittura sarebbero protesi ed attirati dalle sirene del duo UDC-PDL.
Una tesi suggestiva che sottolinea, sempre a mio parere, un dato evidente, ossia il fatto che, l’unità e la coesione, devono ricercarsi e cementarsi attraverso un’analisi politica rigorosa che guardi complessivamente alle vicende politiche che hanno caratterizzato la vita del PD nell’ultimo anno e mezzo.
Francamente è deludente che, una personalità attenta e di lunga esperienza politica come Franco Santo faccia un ragionamento poco articolato e politicamente povero.
Da tutti riconosciuto come il padre politico di “illustri” esponenti politici, su tutti il sen Bruno, oggi orgogliosamente al fianco del duo UDC-PDL al comune di Cosenza, del consigliere regionale Maiolo, nonché capo gabinetto della passata Amministrazione a guida Perugini, già segretario provinciale della DC; da un uomo di siffatta e comprovata esperienza, mi sarei aspettato appunto un ragionamento franco e rigoroso, che ponesse al centro gli errori, gli egoismi, la miopia di alcune scelte politiche che hanno portato il nostro partito ad una sconfitta elettorale inconfutabile e della quale anche Franco Santo ha probabilmente una quota di responsabilità, per il ruolo ricoperto, per l’impegno diretto in campagna elettorale, essendosi candidato il figlio, così come il sottoscritto.
Questo dovrebbe essere un tema da porre come pre-condizione di un ragionamento, di un progetto politico che sia l’architrave della fase congressuale che ci avviamo a celebrare.
La freddezza dei numeri dà torto marcio a quella linea politica che ha portato alla ricandidatura di Salvatore Perugini con un’alleanza che, alla luce dei fatti susseguenti si è dimostrata completamente, politicamente sbagliata.
L’8% del PD a Cosenza è figlio di quelle scelte che hanno padri ben individuati e che, evidentemente gli elettori non hanno gradito manifestando in modo eloquente il loro disappunto.
E forse non avevano nemmeno tutti i torti a ritenere poco credibile la coalizione che ha sostenuto Perugini se il giorno in cui Occhiuto festeggiava la vittoria, sul carro dei vincitori era salita una delle principali forze di quella coalizione: l’API.
Non tacendo il fatto, ancor più rilevante, che autorevoli esponenti del PD nella fase del ballottaggio invitavano gli elettori a non andare a votare e quindi a non sostenere la candidatura del centrosinistra rimasta in corsa, contrariamente al pensiero ed all’opera di tanti altri, me compreso, che al primo turno avevamo sostenuto Perugini e che al ballottaggio hanno sostenuto il centro-sinistra.
Francamente, se di emorragie si deve parlare, ritengo che questo tipo di “emorragie”non possano che far bene al PD, alla sua identità politica.
Di tutto questo si dovrebbe parlare, magari da posizioni diverse, ma autenticamente critiche e scevre da pregiudizi e preconcetti di parte che alimentano divisioni e minano alla base la possibilità di un’autentica sintesi che si traduca in un progetto politico condiviso.”
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