La casa circondariale di Messina è stata teatro di un episodio brutale durante il turno di ieri. Tutto è iniziato quando un detenuto calabrese, già conosciuto per i suoi modi intemperanti, ha scatenato una furia improvvisa contro un agente di sezione. In pochi istanti, la situazione è degenerata in un assedio fatto di spinte e minacce, trasformando il corridoio in un campo di battaglia dove la sicurezza sembrava svanire.
Il coraggio di una donna
Una sovrintendente della Polizia penitenziaria, che ricopriva il ruolo di preposta, non è rimasta a guardare. Senza pensare ai rischi, si è lanciata nel mezzo del tumulto per soccorrere il collega in difficoltà.
Il detenuto l’ha colpita con calci, sputi al volto e spinte violente, causandole lesioni gravi all’avambraccio e alla spalla. “La collega non ha esitato a intervenire per sottrarre l’agente a un destino ben peggiore”, spiega il sindacato Consipe, lodando un senso del dovere che supera ogni contratto.

Richiesta di giustizia
Il presidente del Consipe, Mimmo Nicotra, ha definito la donna un baluardo di legalità, chiedendo per lei un riconoscimento pubblico.
“Il suo coraggio è il simbolo di una polizia che resta l’unico vero argine alla violenza”, ha dichiarato Nicotra, pretendendo il trasferimento immediato dell’aggressore.
Il sindacato minaccia ispezioni ministeriali se l’amministrazione non proteggerà adeguatamente il personale di Messina, spesso lasciato solo a fronteggiare criticità strutturali.




























