L’Italia della banda ultralarga viaggia a due velocità, sospesa tra l’ambizione di abbattere definitivamente il digital divide e le difficoltà tecniche che continuano a frenare i cantieri nelle aree più isolate del Paese. L’ultima fotografia scattata dalla Corte dei Conti (con la Delibera 71/2025/CCC) rivela un quadro complesso: se da un lato il monitoraggio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è fatto più serrato, dall’altro la data di ultimazione dei lavori per il Piano Aree Bianche è stata ufficialmente spostata all’ultimo quadrimestre del 2026.

Gli obiettivi centrati
A livello nazionale, il piano coinvolge circa 8,3 milioni di unità immobiliari, con una rete che si estende per oltre 90 mila chilometri.
Tuttavia, la carenza di manodopera specializzata e i ritardi nel rilascio delle autorizzazioni da parte degli enti locali rimangono i principali “colli di bottiglia” che hanno costretto il concessionario Open Fiber a una revisione del cronoprogramma.
In questo scenario, la Calabria emerge come una regione in pieno fermento infrastrutturale, pur non essendo immune dai rallentamenti generali.
Secondo i dati aggiornati al 31 ottobre 2025, la regione punta a coprire un totale di 52.626 unità immobiliari in tecnologia FTTH (fibra fino a casa) e 44.275 in FWA (connessione wireless).
L’avanzamento tecnologico in Calabria presenta luci e ombre. Mentre la tecnologia FWA ha raggiunto un tasso di collaudo dell’86,9%, la fibra ottica pura (FTTH) sconta ancora i tempi lunghi della posa fisica.
I cantieri aperti
L’impegno sul territorio calabrese è testimoniato dai 260 cantieri aperti su 282 ordini emessi. Tuttavia, il report evidenzia una criticità persistente: il numero di ordini di servizio realmente attivati dai cittadini è ancora basso (solo il 39% dei contratti richiesti arriva a conclusione).
La causa? Spesso è un problema banale quanto paradossale: la mancanza di numeri civici certificati in molte zone rurali, che impedisce ai tecnici di censire correttamente l’abitazione nel database nazionale.
La sfida del 2026
Per garantire la chiusura del piano, il Ministero ha istituito le cosiddette War Room bisettimanali, incontri tecnici tra Infratel e Open Fiber per sbloccare le situazioni più difficili.
Per la Calabria, la sfida è ora completare quel restante 10-15% di infrastruttura entro il prossimo settembre, evitando che il “grande progetto” della banda ultralarga resti un’opera incompiuta proprio dove il bisogno di connessione è più alto.
Con una revisione dei costi minima (-0,1% rispetto al budget iniziale), la gestione finanziaria in Calabria appare solida.
La palla passa ora alla capacità di esecuzione sul campo e alla risoluzione dei nodi burocratici che ancora separano migliaia di calabresi dall’accesso alla società dei Gigabit.





























