Il teatro Apollo di Crotone ha ospitato un incontro toccante tra centinaia di studenti e i ragazzi della comunità Kairos di Milano, accompagnati dal fondatore don Claudio Burgio. Al centro del dibattito, le storie di vita difficili di giovani segnati da abbandono, violenza e povertà educativa, che hanno raccontato senza filtri il loro passaggio attraverso il carcere minorile Beccaria.

Kairos: il tempo del cambiamento
La comunità Kairos si propone come un’alternativa concreta alla detenzione, basata sulla costruzione di legami autentici e sulla responsabilità individuale. Don Claudio Burgio, cappellano del Beccaria, ha spiegato come il progetto non si basi sul controllo forzato, ma sull’offerta di un contesto familiare e autorevole in cui i giovani possano scegliere liberamente di trasformare il proprio percorso di vita, trovando finalmente adulti credibili.

Una giustizia che ripara
L’evento ha visto la partecipazione di Stefania Ciamantino, ex direttrice del Beccaria, che ha richiamato l’importanza dell’articolo 27 della Costituzione. Si è discusso di giustizia riparativa, un modello che non si limita alla punizione ma cerca di sanare le ferite sociali attraverso il dialogo tra autore e vittima, impedendo che il reato rimanga un marchio indelebile e permettendo una reale ricostruzione della persona.

Oltre le etichette sociali
Le conclusioni dell’arcivescovo Alberto Torriani hanno evidenziato la necessità di guardare al futuro con speranza e concretezza. L’incontro è servito come monito per la società e le istituzioni: la devianza giovanile è spesso l’esito di fratture profonde che precedono il reato. Il messaggio finale è stato un invito a non identificare mai una persona esclusivamente con il suo errore, valorizzando invece il potenziale di rinascita di ogni individuo.





























