La Cgil Calabria è intervenuta in Consiglio regionale, dove la tragedia dei quattro operai uccisi ad Amendolara è stata inserita tra i punti all’ordine del giorno su richiesta del sindacato insieme alla Flai Cgil. Per l’organizzazione, quanto accaduto non può essere ridotto a una semplice lite tra stranieri, ma deve riportare al centro il tema del caporalato e dello sfruttamento nel lavoro agricolo.
Il sindacato sottolinea che in Calabria, come nel resto del Mezzogiorno, il lavoro sommerso e i ricatti su trasporto, alloggio e cibo restano fenomeni diffusi nei campi. Una condizione che riguarda migliaia di lavoratori impiegati in modo irregolare, soprattutto nelle campagne stagionali, e che richiede risposte normative e interventi concreti.
Tra le richieste avanzate figurano la piena applicazione della legge 199 del 2016 contro il caporalato, il superamento di tendopoli e baraccopoli, il rafforzamento di ispezioni e controlli, il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e dei centri per l’impiego, oltre a maggiori tutele per i lavoratori migranti. Il sindacato chiede anche interventi su trasporti, alloggi e filiere produttive, ricordando che il caporalato è insieme un problema criminale, economico e organizzativo.
Nel suo intervento, la Cgil ha ribadito anche la necessità di rivedere le politiche sull’immigrazione, a partire da quelle europee, mettendo al centro accoglienza, solidarietà e dignità umana. Per il sindacato, affrontare con decisione questi temi non danneggia l’immagine della Calabria, ma rappresenta al contrario un atto di responsabilità verso il territorio e i lavoratori.




























