L’analisi condotta sulla gestione degli Ecobonus, le agevolazioni previste dalla Legge di Bilancio 2019 per l’acquisto di veicoli a due o quattro ruote a ridotte emissioni di Co₂, ha evidenziato la necessità di rafforzare il monitoraggio sul versante dell’efficacia ambientale, oltre all’esigenza di una semplificazione del quadro regolatorio.

La relazione della Corte
È quanto sottolinea la Corte dei Conti nella relazione (approvata con Delibera numero 51/2026/G dalla Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato) (QUI) in cui la magistratura contabile ha esaminato gli esiti gestionali e l’evoluzione degli incentivi alla mobilità sostenibile.
Parliamo cioè degli sconti applicati sul prezzo di acquisto di veicoli elettrici o ibridi, eventualmente accompagnati dalla rottamazione del veicolo usato, che sono praticati dai concessionari accreditati sull’apposita piattaforma, e che vengono poi rimborsati dalle imprese produttrici attraverso il meccanismo della compensazione dei crediti d’imposta.

L’evoluzione dei fondi
Originariamente concepiti come misura sperimentale, gli Ecobonus hanno assunto nel tempo carattere strutturale, fino all’istituzione nel 2022 del Fondo Automotive, destinato a sostenere la decarbonizzazione, la transizione verde, la ricerca e gli investimenti nella filiera del settore.
Nel marzo 2025 sono stati sostituiti da nuovi strumenti di sostegno fondati sui contratti di sviluppo, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, pur permanendo l’incentivazione per l’acquisto di veicoli elettrici a due ruote.

L’istruttoria istituzionale
L’istruttoria ha interessato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’Agenzia delle Entrate e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Con riferimento a quest’ultimo, è stato esaminato anche l’incentivo destinato ai sistemi di riqualificazione elettrica, noto come retrofit, dei veicoli con motore termico, misura che, rileva la Corte, non ha trovato concreta applicazione a causa di difficoltà tecniche e della mancata presentazione di richieste di incentivo.
Su un altro versante, lo specifico approfondimento condotto sulla cosiddetta Ecotassa, sempre introdotta dalla Legge di Bilancio 2019 e applicata dal 1 marzo dello stesso anno a tutto il 2021 ai veicoli nuovi di categoria M1, con emissioni superiori a 160 grammi per chilometro di Co₂, ha consentito di accertare entrate pari a 132 milioni di euro.

La fotografia calabrese
L’analisi territoriale sulle prenotazioni completate e attive degli incentivi statali evidenzia un divario marcato tra le diverse aree del Paese.
In Calabria, ad esempio, il ricorso ai contributi per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni di anidride carbonica ha registrato volumi sensibilmente inferiori rispetto alle zone settentrionali d’Italia.
Le risultanze complessive mostrano una limitata penetrazione delle vetture elettriche e ibride nel territorio calabrese, un dato che rispecchia le difficoltà storiche legate alla carenza di infrastrutture di ricarica e alla minore capacità di spesa media delle famiglie.
Entrando nel dettaglio, nel 2019 la regione che ha fatto registrare, in termini percentuali, il maggior numero di prenotazioni è stata la Lombardia, con il 38,73 per cento, corrispondente a 5.096 prenotazioni, delle quali 4.831 su veicoli M1, seguita dal Lazio con il 23,35 per cento (3.072) delle prenotazioni attive totali sul territorio nazionale.

Per una volta non ultimi
Un dato che se paragonato a quello della Calabria, evidente una netta controtendenza. La nostra regione, nonostante le dimensioni territoriali e la popolazione residente, ha fatto registrare infatti solo 32 prenotazioni di vetture green.
C’è però ed anche ci è messo peggio, come il Molise che di prenotazioni ne ha avanzare solo una, preceduta di poco dalla Valle d’Aosta con quattro.
La magistratura contabile ha rilevato che le risorse non hanno trovato una distribuzione omogenea, penalizzando contesti regionali che avrebbero invece beneficiato maggiormente di un rinnovo del parco circolante, caratterizzato da un’elevata età media dei veicoli.

I limiti del monitoraggio
L’esame sul sistema di gestione e monitoraggio affidato a Invitalia, che ha curato, per conto del Mimit, l’istruttoria delle domande, la gestione delle prenotazioni e delle erogazioni e il monitoraggio dell’andamento della misura, ha evidenziato inoltre che, a fronte di 4830 concessionari accreditati e di 1.359.380 prenotazioni completate, sono stati prenotati, nel periodo analizzato, incentivi per un importo complessivo di 3 miliardi di euro.
La Corte ha rilevato che il sistema di monitoraggio ha consentito di seguire l’andamento della misura, il livello di utilizzo delle risorse e le caratteristiche dei veicoli incentivati, ma i report predisposti hanno riguardato prevalentemente aspetti amministrativo-gestionali, senza consentire una valutazione dell’effettivo contributo della misura al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di miglioramento della qualità ambientale.

L’esigenza di sensibilizzare
È anche emerso che l’Amministrazione competente in materia ambientale, pur coinvolta nella gestione di interventi simili finanziati dal Pnrr, non ha svolto un ruolo diretto né attività di concertazione, che avrebbero potuto favorire una più efficace valutazione dei risultati ambientali della misura.
Nel complesso, la magistratura contabile evidenzia la necessità di rafforzare le iniziative di informazione e sensibilizzazione dei consumatori, per favorire il conseguimento dell’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030.
Si è rilevato inoltre che, dopo lo studio commissionato al Politecnico di Milano nel 2021 e utilizzato principalmente a supporto della stabilizzazione della misura con l’istituzione del Fondo Automotive, non sono stati realizzati ulteriori approfondimenti per valutarne gli effetti negli anni successivi.
In base alle risultanze emerse, la Corte ha raccomandato al Mimit l’adozione di soluzioni idonee a superare l’eccessiva stratificazione della disciplina regolatrice degli incentivi, rilevando, in particolare, l’esigenza di semplificare le procedure di accesso e di erogazione, nonché di rendere più tempestiva l’attuazione delle misure, anche mediante gli strumenti previsti dal Codice degli Incentivi.




























