Ex presidente Bcc Cosenza ricoverato in clinica, era latitante

in Cronacaprovincia di Cosenza
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Ettore Giacinto Caroselli, 61 anni, ricercato per il dissesto finanziario provocato alla BCC Banca di Cosenza, non è più latitante. La Procura di Cosenza ha ricevuto un’informativa dai suoi legali, che comunicano che Caroselli è ricoverato in una clinica del tirreno cosentino, in quanto ammalato gravemente. Caroselli, destinatario di un ordine di arresto, finora è stato in Brasile. Soffrirebbe di una malattia cardiaca. I suoi legali hanno chiesto per lui gli arresti domiciliari.

Caroselli, ex presidente della Banca di Cosenza, noto ginecologo, era già stato condannato in via definitiva per reati di violenza sessuale. Era ricercato dal 10 ottobre scorso, quando la guardia di finanza di Cosenza aveva portato a termine l’operazione “Family Bank”, nei confronti dei vertici e dei componenti degli organi sociali della Banca di Cosenza Credito Cooperativo, in liquidazione coatta amministrativa per dissesto finanziario. L’operazione prevedeva, oltre all’arresto di Caroselli, la denuncia di 38 persone ed il sequestro di beni per circa tre milioni e mezzo di euro. L’attività’ investigativa avrebbe consentito di scoprire un sodalizio dedito a sistematiche appropriazioni indebite, che sarebbero state ideate dall’ex presidente, in associazione con l’ex vice presidente e l’ex direttore generale.

Sarebbero stati erogati finanziamenti a beneficio di soggetti a loro vicini, in assenza di garanzie. E questo compromettendo gli equilibri economici dell’istituto, con un danno finanziario superiore a 20 milioni di euro, che ha determinato il tracollo della banca. E sarebbe stata accertata anche l’indebita appropriazione di ingenti somme “a diretto vantaggio personale, di familiari ed amici”. Le Fiamme Gialle cosentine avevano poi anche eseguito accertamenti patrimoniali a seguito di reati tributari commessi da Caroselli, all’epoca legale rappresentante della Casa di Cura Madonna della Catena, a Laurignano, responsabile, sempre secondo le accuse, unitamente al cognato, dell’omesso versamento di ritenute alla fonte di stipendi corrisposti nel 2009 e nel 2010, per un totale di piu’ di due milioni di euro. (AGI)

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