La Zona Speciale di Conservazione denominata Foce del Neto si conferma come uno dei pilastri della biodiversità in Calabria. Situata nel punto in cui il fiume abbraccia il mare Ionio, questa riserva di circa 583 ettari è parte integrante della Rete Natura 2000. Non si tratta solo di un paesaggio suggestivo, ma di un complesso mosaico ambientale che alterna boschi, dune e zone umide, garantendo la sopravvivenza di ecosistemi fragili e preziosi per l’equilibrio ecologico dell’intera regione.

Numeri da record
Il valore scientifico dell’area è supportato da dati impressionanti raccolti dagli esperti. L’ornitologo Giuliano Monterosso ha infatti documentato la presenza di ben 204 specie di uccelli.
Questo dato significa che quasi la metà delle specie censite in Italia transita o risiede in questo fazzoletto di terra. Per il Circolo per l’Ambiente Ibis, la foce funge da snodo vitale per le rotte migratorie nel Mediterraneo, rendendola un rifugio strategico per la nidificazione e la sosta di migliaia di esemplari ogni anno.

Le minacce dell’uomo
Nonostante il riconoscimento europeo, questo laboratorio naturale non è immune dai pericoli. Le pressioni antropiche e le attività illegali mettono costantemente a rischio la fauna e la flora locali.
Il Circolo Ibis ha segnalato più volte episodi di disturbo in zone sensibili, sottolineando come la tutela cartacea non sia sufficiente a fermare il degrado.
L’equilibrio della Foce del Neto appare oggi minacciato da comportamenti che ignorano l’importanza di preservare habitat ormai rarissimi lungo le coste italiane.

Un appello per il futuro
Il presidente dell’associazione, Girolamo Parretta, chiede un intervento immediato e concreto. “È indispensabile concentrare tutti gli sforzi di protezione faunistica verso la Foce del Neto”, afferma con fermezza, aggiungendo che “siamo di fronte a un patrimonio di biodiversità di importanza altissima, non solo per la Calabria ma per l’intero sistema ecologico mediterraneo”.
Secondo Parretta, servono controlli più rigidi, gestione attiva del territorio e una forte spinta verso il turismo sostenibile per garantire che questo nodo della rete ecologica non svanisca per sempre.





























