Gli prestano 8mila euro, ne ripaga 20mila. Incubo per imprenditore: usurato e minacciato. Poi denuncia

in Cronacaprovincia di Catanzaro
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Un incubo iniziato per bisogno ma che si conclude oggi con una richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme (guidata dal Procuratore Elio Romano) a carico di due uomini, rispettivamente di 46 e 36 anni, chiamati a rispondere delle accuse di usura in concorso ed estorsione. Una storia intricata che ha preso il via quando un imprenditore locale, stretto dalla morsa di improvvise difficoltà economiche, si è visto costretto a cercare liquidità immediata per far fronte alle proprie esigenze contingenti.

Dal bisogno all’incubo

Nel tentativo di trovare una soluzione rapida, la vittima si è così rivolta a un conoscente che, facendo da intermediario, lo ha messo in contatto con il secondo indagato.

Tra il dicembre 2024 e il febbraio 2025, attraverso tre distinte somme in contanti, all’imprenditore è stato erogato un prestito complessivo di 8mila euro.

L’accordo pattuito inizialmente prevedeva la restituzione in un’unica soluzione, ma con l’applicazione di tassi di interesse moratori del tutto esorbitanti per ogni mese di ritardo, ampiamente superiori ai limiti previsti dalla legge.

Le minacce e la denuncia

In breve tempo la vittima si è trovata nell’impossibilità di sostenere i pagamenti richiesti. Il debito, cresciuto a dismisura a causa di tassi usurari mensili compresi tra il 13% e il 16%, ha trasformato le richieste di rientro in vere e proprie estorsioni con pesanti minacce rivolte all’uomo e ai suoi familiari.

Disperato ma determinato a liberarsi dal ricatto, l’imprenditore ha trovato il coraggio di varcare la soglia della Stazione dei Carabinieri di Sambiase per denunciare le vessazioni subite.

Le indagini, delegate al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia cittadina, avrebbero poi confermato il quadro accusatorio.

La risposta delle istituzioni

Gli accertamenti tecnici, bancari e telematici condotti dai militari hanno avrebbero fatto emergere che, a fronte degli 8mila euro iniziali, l’usurato abbia versato 20mila euro tra febbraio e dicembre 2025.

Nonostante la cifra spropositata già restituita, la vittima sarebbe stata persino costretta a noleggiare un’auto da consegnare al presunto strozzino, che considerava il debito non ancora estinto.

Concluse le indagini a giugno scorso, la vicenda ricorda quanto sia fondamentale non isolarsi e denunciare con fiducia alle Forze dell’Ordine per riappropriarsi della propria libertà.

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