

La mappa del fenomeno
La geografia dell’occupazione giovanile traccia una linea netta lungo la penisola, concentrandosi soprattutto nel nord del Paese. La Lombardia guida la classifica con oltre 60mila occupati, seguita da Veneto ed Emilia–Romagna.
In questo scenario la Calabria fa registrare numeri molto più contenuti, posizionandosi lontano dai vertici per tasso di occupazione formale dei minori.
Le regioni settentrionali assorbono anche la fetta più grande delle denunce di infortunio all’Inail, una dinamica che gli esperti collegano a un monitoraggio più serrato e a una cultura della prevenzione maggiormente radicata in quei territori.

La fotografia della Calabria
Come accennavamo, in Calabria il mercato occupazionale dei minorenni è storicamente ridotto rispetto alle regioni del nord (sono 2.635 quelli censiti sempre nel 2025), ma nasconde insidie profonde legate alla sicurezza e alla regolarità dei contratti.
L’analisi territoriale mette in luce una caratteristica marcata per la regione: il fortissimo sbilanciamento di genere tra i lavoratori più giovani.
La Calabria si posiziona infatti ai vertici nazionali per il divario tra i sessi, registrando una netta prevalenza di lavoratori maschi rispetto alle coetanee femmine.
Questo dato riflette una tendenza condivisa con altre aree del meridione come la Sicilia e la Campania, dove l’offerta lavorativa precoce si concentra prevalentemente in settori fisici e tradizionalmente maschili.
Un ruolo cruciale nel panorama calabrese è occupato dal comparto agricolo, un settore che a livello nazionale ha visto un progressivo incremento di giovanissimi negli ultimi anni.
Molti dei minori impiegati nella nostra regione trovano collocazione proprio come operai agricoli o attraverso l’uso di voucher, spesso erogati durante le stagioni di raccolta.
Un ambito che espone i ragazzi a rischi elevati per la salute e la sicurezza, aggravati dalla frequente mancanza di una formazione specifica sui pericoli legati all’uso di macchinari o alla fatica prolungata.

La scure degli infortuni
Tornando alle denunce di infortunio sul lavoro tra i minori, l’Osservatorio evidenzia come, a livello nazionale, restino decisamente un campanello d’allarme che richiede interventi urgenti.
Sebbene le regioni con più alta densità di occupazione registrino i valori assoluti più alti, la gravità degli incidenti nella fascia tra i 15 e i 19 anni tocca l’intera penisola.
Il coordinatore scientifico dell’indagine Francesco De Caro ha ricordato come i dati debbano spingere le istituzioni a un monitoraggio capillare, poiché le attuali misure di protezione non sono ancora sufficienti a azzerare i sinistri.
Quei diritti negati
“Questo diritto non è negoziabile e i dati ci dicono quanto in Italia la distanza tra il riconoscimento formale e la sua attuazione sia significativa” ha dichiarato con fermezza Nicola Graziano, presidente dell’Unicef Italia.
Il commento fa riferimento all’articolo 32 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che impone la tutela dei minori contro lo sfruttamento economico.
Il report, coordinato dal professore Domenico Della Porta e curato dall’Università degli Studi di Salerno, fotografa una realtà in cui i ragazzi della Calabria e del resto del paese affrontano spesso contesti lavorativi privi di tutele adeguate.

Le ombre dei cantieri
Il mercato dei lavoratori adolescenti si concentra principalmente nel lavoro dipendente e nel settore agricolo, ambiti in cui i rischi per la salute restano elevatissimi.
Tra il 2020 e il 2024 sono state presentate 330.890 denunce di infortunio per gli under 19 in tutta Italia, con 92 esiti mortali che hanno strappato alla vita decine di ragazzi. Durante la presentazione online, il responsabile scientifico Francesco De Caro e la docente Giuseppina Cersosimo hanno rimarcato l’assoluta necessità di adottare un nuovo documento di valutazione del rischio, che introduca finalmente una tutela psicosociale per i minorenni che lavorano.
Il divario degli stipendi
Un ultimo capitolo significativo riguarda la remunerazione dei giovani lavoratori, dove persistono profonde disuguaglianze strutturali.
Negli ultimi cinque anni la retribuzione media settimanale dei ragazzi è salita a 335 euro, mentre la componente femminile, pur crescendo a un ritmo percentuale superiore, si è fermata a soli 267 euro.




























