La stagione estiva a Nicotera Marina subisce un duro colpo a causa del blocco della balneazione imposto a fine agosto dal sindaco Giuseppe Marasco. Il provvedimento vieta di fare il bagno per un raggio di 50 metri dal fosso consortile San Giovanni. La decisione è arrivata dopo le analisi di Arpacal, che il 22 agosto hanno evidenziato valori fuori norma di Escherichia coli e Enterococchi intestinali, con cifre spaventose registrate già a fine luglio all’interno del canale. Le criticità hanno generato fortissima preoccupazione sui social per la salute dei bagnanti e dei bambini.

Le accuse all’amministrazione
La Pro Loco di Nicotera ha espresso profonda amarezza per una crisi che a suo dire si poteva evitare. Dopo due mesi di mare cristallino, le condotte fognarie hanno iniziato a scaricare nel fosso, macchiando l’acqua.
L’organizzazione ha ricordato come i propri allarmi del primo agosto siano rimasti inascoltati dall’amministrazione comunale. Gli appelli e le lamentele sui disservizi avrebbero ricevuto dal primo cittadino solo risposte di disprezzo e insulti verso cittadini e turisti, scatenando reazioni sdegnate in rete e la richiesta di dimissioni presentata da un autorevole immigrato.

I limiti dei rimedi comunali
Nonostante gli sforzi sostenuti dal Dipartimento Ambiente della Regione Calabria con l’assessore Montuoro, il direttore generale Siviglia e il dirigente Costantino, uniti al lavoro svolto dal Consorzio di Bonifica con il commissario Giovinazzo per la pulizia dei torrenti, la gestione comunale a valle sarebbe fallita.
L’ente non ha arginato gli allacci abusivi e gli scarichi della fogna pubblica. “Il silenzio del Comune ha di fatto disarmato il territorio di fronte a un problema prevedibile” denunciano dalla Pro Loco, evidenziando come l’uso improvvisato di autospurgo e barriere di sabbia non basti a evitare danni a commercianti e turismo.

Scontro politico e ironie social
A complicare la situazione sono state le uscite pubbliche dell’assessore all’ambiente Antonio La Malfa, che il 19 luglio aveva diffuso post polemici su Facebook, usando espressioni provocatorie contro turisti e residenti che segnalavano le prime criticità.
“Mentre la Pro Loco cercava il dialogo e la trasparenza per tutelare i bagnanti e l’economia locale, la politica rispondeva con post di scontro e narrazioni fuorvianti che hanno minimizzato e ridicolizzato il problema” hanno sottolineato i rappresentanti del direttivo, rimarcando come i dati di Arpacal abbiano poi smentito quelle ironie.
Il parere dell’esperto
A confermare l’inefficacia delle barriere di sabbia è Antonio Di Giacomo, titolare di una azienda specializzata nei bioattivatori. “Il Fosso San Giovanni e, purtroppo, tantissime situazioni simili, sono il frutto dell’incuria di chi ci amministra” dichiara, spiegando che la sabbia trattiene le schiume ma non arresta i batteri patogeni, che anzi finiscono per proliferare.
L’esperto ha ricordato gli ottimi risultati ottenuti nell’estate 2025 grazie all’impiego dei trattamenti biologici in sinergia con gli operatori dell’agenzia Calabria Verde, capaci di neutralizzare la sostanza organica e bloccare l’inquinamento.

Ignorata la proposta preventiva
L’inquinamento nascerebbe da un problema strutturale: la rete fognaria del lungomare scarica i reflui nelle condotte delle acque piovane che terminano direttamente nel fosso San Giovanni.
Per salvare la stagione turistica, la Pro Loco aveva proposto ufficialmente all’amministrazione di riattivare il piano di bioattivazione già autorizzato l’anno precedente dalla Regione Calabria.
Una proposta rimasta del tutto priva di risposta da parte del Comune, lasciando la cittadinanza priva di tutela e costringendo le associazioni a continuare a pretendere trasparenza e interventi definitivi.




























