Doveva essere una tranquilla “comunità familiare” per pochi intimi, ma dietro la porta di un appartamento residenziale di un omonimo condominio si nascondeva una vera e propria casa di riposo, peccato fosse però priva di autorizzazioni sanitarie e secondo gli investigatori gestita anche in spregio alle norme più elementari di sicurezza.

I dubbi dei cittadini
Il controllo è nato a seguito di diverse segnalazioni da parte di comuni cittadini, ed ha visto impegnato il personale delle Polizia Locale di Vibo Valentia.
Una volta all’interno dell’immobile, gli agenti hanno scoperto una realtà ben diversa da quella dichiarata sulla carta: al momento del controllo erano presenti nove anziani, ai quali se ne aggiungevano altri due momentaneamente ricoverati in ospedale. Quasi il doppio rispetto al limite massimo previsto dalla legge regionale, che è fissato in sei ospiti.
Scoperti, inoltre, farmaci di ogni tipo – da comuni antidolorifici a psicofarmaci – stipati in una comune credenza, alla portata di tutti. Ancor più grave però il fatto che molti di questi siano risultati scaduti da anni (persino dal 2020), e la loro somministrazione rappresentasse quindi un gravissimo rischio per la salute.

Il personale senza titoli
Ancor più grave la gestione delle terapie: a somministrare i farmaci non sarebbe stato del personale infermieristico, dunque qualificato, ma dei semplici dipendenti addetti ad altri ruoli, come alla pulizia ed alla cucina, operando pertanto senza alcun titolo professionale.
A proposito di cucina, poi, i controlli – estesi grazie a personale dell’Asp – hanno permesso di rinvenire, all’interno della dispensa, numerosi prodotti alimentari senza tracciabilità, in molti casi già scaduti, conservati all’interno di un congelatore a pozzetto posizionato nel corridoio.
Il tutto è stato sequestrato, ed i servizi sociali hanno preso in carico gli anziani per monitorarne lo stato di salute. Gli agenti, coordinati dal comandante Michele Bruzzese, ipotizzano a carico dei gestori della struttura i reati di esercizio abusivo della professione sanitaria, ma anche di detenzione di medicinali guasti e falsità ideologica, viste le mendaci dichiarazioni fornire al Comune.




























