Il consigliere comunale di Mendicino, Luciano Luciani, ha inviato una lettera formale al Prefetto di Cosenza denunciando quello che per lui sono dei “gravi e persistenti ostacoli al suo ruolo istituzionale”. La missiva, inviata anche per conoscenza al Ministero Interno, alla Presidenza del Consiglio e al Presidente della Repubblica, solleva preoccupazioni su una “situazione ormai cronica di ostruzionismo” che impedirebbe al consigliere di esercitare le sue funzioni in modo corretto e trasparente.
Le richieste negate
Nella sua lettera, Luciani ripercorre una serie di episodi già segnalati alle autorità. Tra questi, le continue diffamazioni e minacce subite dal 27 marzo, la divulgazione illecita dei suoi dati personali a scopo denigratorio, e la mancanza di risposte da parte degli uffici comunali riguardo a presunti abusi nella Contrada Destre, dove si registrerebbero la chiusura di strade comunali e atti di prepotenza. Il consigliere denuncia un “negazione sistematica” del suo diritto di accesso al protocollo, già autorizzato da circa un anno, e l’impossibilità di ottenere documentazione relativa alle 103 pratiche per la definizione della parte debitoria del Comune.
Il dubbio sul ruolo
L’ostruzionismo, secondo Luciani, non si fermerebbe, come dimostrano le recenti diffide presentate a seguito della perdurante assenza di risposte. Tra le richieste più recenti, quelle relative all’accesso alle posizioni Tari delle imprese, ai giustificativi dell’economato 2023-2024, ai costi del concerto di Cece Barretta, e alla documentazione su specchi stradali ed eventi in Piazza Municipio.
Di fronte a questa situazione, il consigliere rivolge al Prefetto una domanda diretta: “il mio ruolo di consigliere comunale ha ancora un valore per le istituzioni oppure siamo ormai relegati al ruolo di comparse, da tenere ai margini per non creare disturbo?”.
L’appello per la dignità
Luciani conclude la sua lettera chiedendo un “segnale chiaro, un intervento concreto” per garantire a tutti i consiglieri comunali di poter svolgere le proprie funzioni “con dignità, efficacia e trasparenza”.
Sottolinea poi come, in assenza di garanzie, sia costretto a riflettere sul senso di continuare il suo mandato, anche per rispetto verso la sua famiglia e il suo lavoro. L’appello si chiude con la speranza che l’ufficio del Prefetto possa rappresentare un “presidio di legalità e garanzia istituzionale”.




























