Mesoraca. Liceo senza riscaldamento: studenti al freddo in pieno inverno

in Attualitàprovincia di Crotone
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani denuncia quella che definisce come “una grave e inaccettabile violazione dei diritti fondamentali” degli studenti del Liceo delle Scienze Umane “Lombardi Satriani” di Mesoraca, nel Crotonese, che da quattordici giorni sono costretti a frequentare un edificio scolastico senza riscaldamento ed in pieno periodo invernale.

“Non un semplice disservizio” 

“Una condizione che non può più essere considerata un semplice disservizio tecnico, ma che configura una responsabilità istituzionale precisa”, sbotta il professore Romano Pesavento, Presidente Nazionale del Cnddu.

Mesoraca è un comune dell’entroterra calabrese, con caratteristiche territoriali e climatiche che rendono l’inverno particolarmente rigido.

Si tratta di una realtà lontana dai grandi centri urbani, dove la scuola rappresenta non solo un presidio educativo, ma anche un fondamentale punto di riferimento sociale e culturale per l’intera comunità.

“In questo contesto – incalza Pesavento – lasciare un istituto scolastico senza riscaldamento significa colpire il cuore stesso del territorio, accentuando fragilità già esistenti e alimentando un senso di abbandono istituzionale”.

> Romano Pesavento

Diritto allo studio compromesso

Secondo il Cnddu a Mesoraca circa 303 studenti vedrebbero compromesso l’esercizio concreto del diritto allo studio, tutelato dall’Articolo 34 della Costituzione italiana, “che non si esaurisce nell’apertura formale delle scuole ma richiede condizioni materiali adeguate, sicure e rispettose della dignità della persona”.

“Studiare al freddo – prosegue il presidente – significa esporre gli studenti a rischi per la salute, in contrasto con l’Articolo 32 della Costituzione, e produrre una discriminazione di fatto, in violazione dell’Articolo 3, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini, soprattutto nei territori più periferici.

La situazione che si protrae da due settimane contrasterebbe inoltre con gli obblighi assunti dall’Italia sul piano internazionale in materia di diritti umani.

“Il diritto all’istruzione, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, non può essere garantito in ambienti scolastici privi di condizioni minime di vivibilità e sicurezza, in particolare quando si tratta di scuole collocate in aree interne e frequentate da minori” ricorda ancora Pesavento.

La protesta degli studenti

La protesta degli studenti, pacifica e consapevole, rappresenta dunque “un atto di cittadinanza attiva e un richiamo etico alle istituzioni. Quando sono i giovani a dover ricordare allo Stato i propri doveri – aggiunte il presidente del Coordinamento – emerge una frattura grave nel sistema di tutela dei diritti. Dieci giorni senza riscaldamento non sono un episodio marginale, ma il sintomo di una gestione che rischia di rendere strutturale l’emergenza nei territori più fragili”.

Il Cnddu richiama quindi “con fermezza” la Provincia di Crotone, ente competente per l’edilizia scolastica degli istituti secondari superiori, affinché intervenga con urgenza per il ripristino immediato del servizio di riscaldamento, in sinergia con il Comune di Mesoraca e con l’Ufficio Scolastico Regionale, Ambito Territoriale di Crotone.

Contestualmente, rivolge un appello al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, affinché eserciti il proprio ruolo di indirizzo e coordinamento istituzionale, attivando ogni strumento utile a garantire il rispetto dei diritti fondamentali degli studenti, soprattutto nelle aree interne e meno servite.

La credibilità delle istituzioni

“Lasciare una scuola senza riscaldamento in un comune come Mesoraca significa raffreddare la fiducia dei giovani nelle istituzioni e indebolire il patto educativo su cui si fonda la democrazia. I diritti umani non sono enunciazioni astratte: si misurano nella capacità dello Stato di essere presente anche nei territori più lontani e vulnerabili. Quando il freddo entra nelle aule, è la credibilità delle istituzioni a essere messa alla prova. L’intervento non è più rinviabile” conclude Pesavento.

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