La Città metropolitana di Reggio Calabria si trova oggi davanti a un blocco strutturale che vede un profondo divario tra le ambizioni politiche e la concreta capacità di spesa. Nonostante una visione strategica volta a trasformare il centro da città sul mare a città di mare, il tessuto urbano fatica a riconnettersi con il suo waterfront. Il Piano urbano della mobilità sostenibile, adottato nel 2022, resta in gran parte un documento teorico. I deficit di governance hanno dilatato i tempi della progettazione esecutiva, portando a casi emblematici come la revoca dei Fondi pac per la mobilità sostenibile, rischiando una marginalizzazione infrastrutturale proprio nell’era dei target stringenti del Pnrr.
Visione senza cantieri
Secondo l’avvocato Filomena Iatì, già consigliere comunale, il problema non risiede nella mancanza di piani, ma nell’inefficienza dei processi amministrativi. “La base progettuale esiste, ma molti interventi sono rimasti in una fase intermedia tra pianificazione e realizzazione” osserva la Iatì, sottolineando come manchi una fase operativa capace di trasformare gli annunci in risultati. Se il Pums fosse stato attuato, la città disporrebbe oggi di una metropolitana leggera di superficie e di un sistema a guida vincolata per collegare nodi vitali come il Porto, l’Università, gli Ospedali riuniti, il Cedir e Piazza Garibaldi.
Priorità della dorsale tirrenica
Valorizzare la rete ferroviaria esistente in chiave metropolitana appare una necessità non più rinviabile. Il collegamento tra Rosarno, Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Melito Porto Salvo rappresenta una dorsale di valore inestimabile. Con stazioni più accessibili e una reale integrazione tariffaria con il trasporto pubblico locale, questa infrastruttura cambierebbe la vita quotidiana dei cittadini. Allo stesso modo, il potenziamento degli snodi strategici della Stazione centrale e di Villa San Giovanni faciliterebbe l’intermodalità treno-bus-aliscafo, riducendo la dipendenza dall’auto privata in linea con le direttive europee 2021-2027.
Manovre per il futuro
Un capitolo critico riguarda la mobilità ciclabile, definita attualmente in uno stato indecoroso, che necessita di una progettazione competente per servire studenti e lavoratori. Parallelamente, il Piano urbano del traffico, strumento operativo previsto dal Codice della strada, risulta non aggiornato e inadeguato. Per intercettare nuovi finanziamenti e il Fondo per lo sviluppo e la coesione, servono progetti maturi e cantierabili. Come conclude Filomena Iatì, migliorare la mobilità significa incidere direttamente sulla qualità della vita e sulla competitività economica, accompagnando la città verso un futuro più connesso e vivibile.




























