In occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, la Chiesa dell’immacolata a Crotone ha ospitato un momento di profonda riflessione per i giornalisti della sezione Natuzza Evolo dell’Ucsi Calabria, l’Unione Cattolica Stampa Italiana. La liturgia è stata l’occasione per analizzare la responsabilità di chi informa in un’epoca di cambiamenti tecnologici.
La giustizia come guida
Mons. Alberto Torriani ha centrato la sua meditazione su un concetto semplice ma dirompente: l’avverbio davanti, inteso come bussola etica per chiunque operi nel mondo dell’informazione e della cultura.
Richiamando le parole del profeta Isaia, l’arcivescovo di Crotone-Santa-Severina, ha spiegato che la giustizia deve precedere l’azione comunicativa.
“Davanti a te camminerà la tua giustizia”, recita la Scrittura, suggerendo che non deve essere la ricerca dell’audience o la velocità a dettare il passo, ma il rispetto dei fatti e della dignità umana.
Secondo Mons. Torriani, il segreto risiede nel non usare mai le persone per fare notizia, ma nell’usare la notizia per servire la comunità, specialmente i più fragili. La verità non manipolata diventa così un criterio visibile che orienta ogni singola parola scritta o parlata.

La luce ed il servizio
Il messaggio evangelico di Matteo ha permesso di distinguere tra la visibilità narcisistica e la testimonianza autentica. La comunicazione non deve essere autoaffermazione, bensì una luce che aiuta a vedere meglio la realtà circostante senza trattenere lo sguardo su di sé.
Citando il messaggio di Papa Leone XIV per la 60a Giornata mondiale, il presule ha messo in guardia dal rischio di delegare alle macchine la responsabilità personale. La tecnologia resta uno strumento prezioso, ma non può sostituire il volto di una coscienza e la voce di una responsabilità umana riconoscibile.
La vocazione e la carità
Per Torriani la comunicazione autentica si ispira alle immagini del sale e della luce: dare sapore e illuminare senza attirare l’attenzione su chi compie l’azione: quando la giustizia cammina avanti – ha poi evidenziato – il giornalismo diventa una forma di carità sociale che dà voce a chi è escluso e non alimenta paure.
Il fondamento ultimo di questo impegno resta la consapevolezza di operare davanti a Dio, rispettando ogni storia come sacra. In questo modo, informare si trasforma in “una missione luminosa al servizio della dignità dell’uomo”.




























