Morti sul lavoro. Calano le vittime ma l’insicurezza resta alta. Calabria borderline

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Anche alla fine del mese di aprile scorso si conferma in Italia un leggero decremento degli infortuni mortali rispetto al 2025, ma il calo si riduce rispetto al mese precedente. Alla fine del quarto mese del 2026, infatti, si contano 278 vittime: 196 in occasione di lavoro e 82 in itinere. Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Piemonte, Campania e Puglia registrano il maggior numero di decessi. In zona rossa cinque regioni indistintamente da nord a sud. La Calabria si mantiene borderline.

Il rischio da nord a sud

A finire in zona rossa, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 8,1 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Sicilia, Liguria, Veneto, Puglia e Campania.

In zona arancione, invece, Molise, Toscana, Piemonte e Sardegna; in gialla Umbria, Lombardia, Emilia-Romagna e Marche. La nostra regione si posiziona in zona bianca insieme a Lazio, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Basilicata e Valle d’Aosta.

​I decessi e gli infortuni

Sempre ad aprile scorso sono 278 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 196 in occasione di lavoro (15 in meno rispetto ad aprile 2025) e 82 in itinere (2 in più rispetto al 2025).

La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (30). Seguono: Veneto (26), Sicilia (22), Campania (19), Piemonte (16), Toscana (15), Puglia (14), Lazio ed Emilia-Romagna (13), Liguria (8), Sardegna (5), Marche (4), Umbria (3), Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Calabria (2), Molise e Trentino-Alto Adige (1).

Più colpiti gli over 65

Quanto all’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età, nel primo quadrimestre dell’anno, considerando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra ancora nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (27,7). Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (13,9) e quelli tra i 15 e i 24 anni (8,6).

In termini assoluti, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (78 vittime su un totale di 196).

Le donne e gli stranieri

In totale, poi, sono 28 le donne decedute nel 2026 (come nel 2025). Di queste, 16 hanno perso la vita in occasione di lavoro (4 in più del 2025) e 12 in itinere (4 in meno del 2025), cioè nel percorso casa-lavoro.

Sono invece 77 gli stranieri vittime di infortuni, su un totale di 278, di cui 53 deceduti in occasione di lavoro e 24 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro è oltre tre volte superiore rispetto a quello per i lavoratori italiani: 20,5 morti ogni milione di occupati, contro un indice di 6,6 degli italiani.

Le denunce in aumento

Le denunce di infortunio totali, registrate a fine aprile, sono state 204.573, in aumento del 6,4% rispetto ad aprile 2025.

Il numero più elevato si registra nelle attività manifatturiere (21.460). seguono: sanità (11.707), costruzioni (11.316), trasporto e magazzinaggio (10.289) e commercio (10.252).

Le denunce presentate dalle lavoratrici sono state 76.571 (60.767 in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 128.002 (112.250 in occasione di lavoro).

Infine, quelle dei lavoratori stranieri sono state 41.648 su 204.573 (circa 1 su 5), 35.085 in occasione di lavoro su un totale di 173.017 (ancora circa 1 su 5).

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