L’Italia chiude il 2025 con un bilancio tragico di 1.093 morti sul lavoro, tre in più rispetto al 2024, di cui 798 durante il turno e 295 in itinere. Quasi cento donne tra le vittime, soprattutto in itinere, con lunedì e venerdì come giorni più letali della settimana lavorativa. In Calabria, 21 vittime collocano la regione in zona arancione per rischio, un campanello d’allarme per il territorio che richiede interventi urgenti.
Le categorie vulnerabili
Con 21 morti, la Calabria si affianca a Liguria, Piemonte e Veneto in arancione, sopra la media nazionale di 33,3 decessi per milione di occupati. Il Sud domina le zone critiche: Campania (80), Sicilia (64) e Puglia (58) in rosso, contro la Lombardia bianca (112 casi).
Queste discrepanze evidenziano come il Mezzogiorno, inclusa la Calabria, soffra di fragilità strutturali in sicurezza e occupazione.
Gli ultrasessantacinquenni calabresi e italiani pagano il prezzo più alto, con incidenza di 108,7 morti per milione, seguiti da 55-64 anni (300 casi su 798). Le lavoratrici decedute sono 98 (+12 sul 2024), gli stranieri 251 con rischio doppio (72,4 vs 28,8 per milione degli italiani).
I settori critici e le denunce
Costruzioni (148 morti), Manifatturiero (117) e Trasporti (110) dominano, settori presenti anche in Calabria. Lunedì (21,8%) e venerdì (20,6%) sono i giorni peggiori, spesso legati a fretta e usura.
Le denunce salgono a 597.710, con Manifatturiero al top. In Calabria, come nel Sud, l’aumento segnala infortuni non fatali in ascesa, con stranieri al 20% delle segnalazioni.




























