La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per Michelangelo Tripodi e Francesco Candiloro, riconosciuti come gli esecutori materiali dell’omicidio di Marcello Bruzzese, avvenuto a Pesaro la sera del 25 dicembre del 2018.
Le indagini
Le indagini – condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Procura di Pesaro – avevano già consentito di accertare le responsabilità degli indagati, individuati e fermati già nel 2021 (QUI).
Giudicati con rito abbreviato, il gup del Tribunale di Ancona aveva già confermato al condanna all’ergastolo, poi confermata ancora dalla Corte d’Assise e di Appello, sempre nel capoluogo delle Marche.
L’agguato mafioso
Il pronunciamento della Cassazione, avvenuto il 12 settembre scorso, ha riconosciuto la matrice mafiosa dell’agguato, maturato in seguito al “pentimento” del fratello della vittima, Girolamo Biagio Bruzzese, divenuto collaboratore di giustizia.
Bruzzese, quel tardo pomeriggio del giorno di Natale del 2018, cadde crivellato dai colpi di una calibro nove, esposi proprio davanti casa (QUI), in via Bovio, centro storico di Pesaro, dove viveva in località protetta che avrebbe dovuto essere segreta.
I killer “devoti”
Un segreto per tutti ma non per la cosca rosarnese dei Crea, che secondo gli inquirenti poté contare su killer “devoti”, pronti a vendicare la loro rabbia contro il collaboratore, le cui dichiarazioni avrebbe portato addirittura a ribaltare una sentenza d’Appello che portò alla condanna di capi e affiliati del clan (era il dicembre del 2020). Uno sgarro da punire anche dopo anni.






























