La Corte d’appello di Catanzaro ha confermato la condanna all’ergastolo per Rosaria Mancuso (68 anni), ritenuta tra i mandanti dell’atroce omicidio di Matteo Vinci. Il biologo 42enne di Limbadi perse la vita il 9 aprile del 2018, vittima di un’esplosione causata da una bomba piazzata sotto l’auto su cui viaggiava. In quell’inferno di fuoco rimase gravemente ferito anche il padre della vittima, Francesco, che si trovava insieme al figlio nel momento della deflagrazione.
La decisione dei giudici
Il verdetto arriva dopo un iter giudiziario complesso. Lo scorso anno, la Corte di Cassazione aveva disposto un rinvio proprio per la posizione di Rosaria Mancuso, rendendo necessario un nuovo esame del caso.
I giudici d’Appello, pronunciandosi nuovamente, hanno ribadito la pena massima per la donna. Nel medesimo processo erano già state definite le posizioni di Domenico Di Grillo (76) e Lucia Di Grillo, condannati rispettivamente a 6 e 3 anni di reclusione, mentre per Vito Barbara (32) il carcere a vita era già stato confermato in precedenza.
Omicidio Vinci. Annullato ergastolo per sorella boss, tre condanne definitive
La contesa tra vicini
La famiglia Vinci, assistita con costanza dall’avvocato Giovanna Fronte, ha attraversato anni di udienze per arrivare a questo risultato. Secondo la ricostruzione processuale, l’attentato non è figlio di dinamiche legate alla criminalità organizzata.
I giudici hanno infatti escluso l’aggravante mafiosa, inquadrando il delitto in una “contesa tra vicini”. Si è trattato di una conflittualità prolungata e feroce, un clima di odio reciproco che è degenerato fino alla decisione di utilizzare un ordigno per risolvere i contrasti personali, trasformando una banale lite di vicinato in una tragedia indelebile per l’intera comunità.




























