Il sistema sanitario di Corigliano Rossano sta attraversando una fase di profonda crisi a causa di una continua “diaspora” di figure apicali. Le recenti dimissioni di Mariella Valenti, direttrice dell’Unità di Emergenza-Urgenza, rappresentano solo l’ultimo tassello di un mosaico preoccupante che vede numerosi primari abbandonare i propri incarichi.
Reparti fondamentali come Pediatria, Chirurgia, Ortopedia e Nefrologia si trovano attualmente privi di una guida stabile, affidati a sostituzioni temporanee in attesa di concorsi che tardano a essere espletati. Questa emorragia di professionisti non solo disorienta la cittadinanza, ma mina alla base l’organizzazione dei servizi ospedalieri. E’ quanto sostiene Rosellina Madeo (Pd).
Mancanza di attrattività e sicurezza
La fuga dei primari riaccende il dibattito sulla scarsa attrattività della sanità calabrese. L’attuale clima di instabilità impedisce ai professionisti, dagli specialisti agli operatori sociosanitari (Oss), di operare con la necessaria tranquillità e fiducia. La percezione di insicurezza lavorativa e le carenze strutturali rendono difficile trattenere eccellenze che, per molti pazienti, rappresentano punti di riferimento storici e sinonimo di stabilità. Il risultato è un depotenziamento dei reparti che colpisce direttamente la qualità dell’assistenza fornita nella città unica.
Mobilità passiva e sfiducia dei pazienti
Le conseguenze di questo scenario ricadono pesantemente sui cittadini, alimentando il fenomeno della mobilità passiva. Il sentimento di incertezza spinge molti pazienti a cercare cure fuori regione anche per interventi di routine o per prestazioni basilari come il parto, qualora si paventino minime complicazioni. Questo esodo sanitario non solo arreca disagi alle famiglie, ma aggrava il bilancio regionale, trasferendo risorse verso le strutture del Nord Italia. Risulta dunque urgente un intervento responsabile che vada oltre i proclami e affronti in modo strutturale le fragilità dello Spoke di Corigliano Rossano.




























