Patera su arresti a Melito Porto Salvo

in Attualitàprovincia di Reggio Calabria
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L’arresto del sindaco di Melito non mi trova in stato di meraviglia. E non deve stupire neppure chi lo ha sostenuto, perché a chiedere il voto per lui è stato l’amico-mafioso-prezzolato di turno. – È quanto scrive in una nota Ippolita Patera il Vice Commissario Provinciale di Reggio Calabria – Ricordo bene il periodo pre-elettorale in cui i vari arroganti, prepotenti, malavitosi del luogo giravano per il paese offrendo consumazioni al bar, strette di mano e promettendo favori e ricompense. Ricordo pure di una cena in un noto ristorante del luogo: quella sera si decisero le sorti dei candidati delle tre liste concorrenti e la spartizione dei voti.- Continua la nota – Il risultato di quella “pomposa” vittoria elettorale, che vide Costantino conquistare la poltrona di sindaco di Melito, è stata un’amministrazione corrotta da funzionari disonesti e contigui alla mafia.

Sia chiaro, però, che Costantino è solo l’ultima pedina di un gioco iniziato molto prima e che vede coinvolta l’amministrazione precedente, sempre di sinistra. Una sinistra che predica bene e razzola male, una sinistra che, per conquistare il potere, ha bisogno di comprare i voti intimando, con arroganza e prepotenza, la propria superiorità mafiosa. Una squallida sinistra, priva di dignità, asservita alla ‘ndrangheta perché corrotta, disonesta, scandalosa ed essa stessa espressione d’illegalità, scorrettezza, ambiguità e malaffare. Una sinistra in giacca e cravatta che si serve e si avvantaggia della protezione mafiosa per governare e della sottomissione, legata all’omertà ed alla paura della povera gente, che tace per il quieto vivere, per vincere.

È ora di smetterla con questa ipocrisia da quattro soldi, è ora di capire che mafioso è anche colui che tace, pur sapendo. – Conclude la nota – È ora di credere che la ’ndrangheta può e deve essere marginalizzata a partire dall’atteggiamento del singolo cittadino che, con orgoglio, coraggio e dignità, sappia opporsi al ruolo di suddito del malaffare, proteggendo dentro di sé il germe dell’onestà, della trasparenza e della legalità (quella vera), affinché casi come quelli del sindaco di Melito o della Laganà, entrambi in area PD, non abbiano più a disturbare le coscienze pulite della gente che, con fatica, conquista ogni giorno il proprio pane quotidiano.

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