Il mondo dei costruttori edili si mobilita per scongiurare quello che definisce un imminente blocco normativo capace di soffocare l’economia locale. I vertici regionali di Ance Calabria hanno preso carta e penna per indirizzare una lettera urgente alla deputazione parlamentare calabrese. Al centro della contestazione ci sono le rilevanti criticità riscontrate nella bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, un documento attualmente sottoposto a consultazione pubblica presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. A firmare l’atto sono il presidente regionale Roberto Rugna insieme ai rappresentanti provinciali Luigi Alfieri, Giuseppe Galiano, Michele Laganà, Domenico Ceravolo e Giuseppe Sammarco, uniti nel denunciare un impianto regolatorio ritenuto eccessivo e dannoso per il futuro del territorio.

I vincoli europei
La bozza ministeriale nasce per dare attuazione a un preciso regolamento europeo del 2024, la nota Nature Restoration Law. Tuttavia, secondo l’analisi dei costruttori calabresi, lo Stato italiano starebbe attuando una forma di regolamentazione nazionale che va ben oltre i reali obblighi imposti dalla normativa comunitaria.
Questo meccanismo, conosciuto dagli esperti come oro colato o gold plating, rischia di introdurre vincoli conformativi a verde sulle superfici urbane con un’efficacia diretta di inedificabilità.
Per l’Ance le nuove disposizioni andrebbero a sovrascriversi in modo autoritario sugli strumenti urbanistici comunali già vigenti, bloccando di fatto qualsiasi nuovo intervento edilizio, infrastrutturale e produttivo, ignorando le reali necessità di pianificazione ed espansione dei singoli territori coinvolti.

Il rischio moratoria
Tra le righe del documento tecnico allegato alla missiva emerge una preoccupazione ancora più imminente e legata a scadenze temporali ravvicinate.
I costruttori paventano “una sospensione pluriennale dei titoli edilizi dal primo settembre 2026 fino al monitoraggio europeo previsto nel 2030” per qualunque cantiere che comporti la riduzione di spazi verdi o coperture arboree.
Questa misura drastica minaccia di aprire le porte a una pesante paralisi amministrativa e a un inevitabile incremento dei contenziosi legali, con ricadute economiche devastanti che andrebbero a colpire direttamente i bilanci dei comuni.
Gli effetti di un simile provvedimento non risparmierebbero nessuno, investendo i settori della logistica, gli impianti energetici, le attività estrattive e i piani di rigenerazione urbana.

Le riforme richieste
La contestazione di Ance Calabria si concentra anche sulla totale assenza di una disciplina transitoria che possa fare salvi i titoli edilizi già legittimamente rilasciati o le convenzioni urbanistiche in corso.
Per evitare il tracollo del comparto, l’associazione propone modifiche sostanziali alla bozza ministeriale, chiedendo di eliminare la moratoria e di salvaguardare la pianificazione già approvata.
I costruttori chiedono a gran voce di cancellare i nuovi oneri ambientali e di introdurre formule di incentivo capaci di accompagnare la transizione ecologica in modo sostenibile.
“La tutela dell’ambiente non può tradursi in uno stop indiscriminato” conclude il documento, auspicando un approccio equilibrato che sappia finalmente conciliare la crescita economica con il diritto di programmare il domani.




























