In occasione della recente Giornata Internazionale dell’Aborto, torna con urgenza il dibattito sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). L’aborto, è fondamentale ribadirlo, non è un «male necessario», ma un diritto inviolabile, condizione essenziale per l’autodeterminazione individuale.
In Italia, la legge 194 è sottoposta quotidianamente ad attacchi politici, culturali e istituzionali. Si manifesta una chiara volontà di controllare i nostri corpi, negando la libertà di scelta e finanziando, spesso con fondi pubblici, organizzazioni antiabortiste. Questo processo riduce i corpi a «strumenti riproduttivi» e minaccia continuamente l’autodeterminazione.
Gli Ostacoli all’Accesso: Da Obiettori a Consultori Svuotati
Le criticità nell’applicazione della legge sono evidenti e strutturali: interi ospedali registrano il 100% di obiettori di coscienza, l’accesso alla Ru486 (pillola abortiva) è spesso limitato, e i consultori sono stati ridotti a semplici «sportelli medicalizzati e senza personale».
Si sente spesso definire i consultori come “non solo abortifici”. Un titolo che, se non contestualizzato, rischia di suggerire l’idea che l’aborto sia un “male” da ridimensionare. Tuttavia, come sottolineato, ridurre l’accesso all’aborto a una «fabbricazione seriale – come suggerisce il suffisso “-ficio” – significa svilire le libertà individuali». L’aborto è una pratica medica e un diritto fondamentale, non un prodotto industriale. I consultori sono spazi politici e collettivi che devono rispondere ai bisogni reali di tutt*, incluse le persone trans e non binarie, ancora oggi escluse dalla sanità.
La libertà di scelta, come ricordato dall’attrice Michelle Williams ai Golden Globes 2020, è la condizione per vivere pienamente le proprie vite: «Non sarei stata in grado di scrivere la mia vita di mio pugno senza il diritto di scelta».
La Responsabilità dei Media e il Contrasto al Patriarcato
La questione dell’aborto non è ideologica, ma poggia su basi scientifiche, culturali e sociali, radicate nel diritto all’autodeterminazione. L’IVG dovrebbe essere gestita sul piano della sanità e del welfare, non su quello della propaganda. I media hanno una grande responsabilità: parlare di IVG usando immagini non pertinenti o trattare la questione come un tema divisivo fornisce assist agli antiabortisti. «Le narrazioni contano: perché i corpi si controllano anche attraverso le parole».
Mentre la discussione viene trattata come mera materia di opinione, si sottrae tempo prezioso alla possibilità di cambiare davvero le condizioni di vita delle persone. Negare i diritti non è un’opinione: è una violenza.
L’attacco all’aborto e alla salute sessuale e riproduttiva è parte di un sistema più ampio – patriarcale, razzista, coloniale e guerrafondaio – che mira a imporre ruoli e a sfruttare i corpi. La stessa propaganda che invoca la sacralità della vita contro il diritto all’aborto è, paradossalmente, quella che sostiene guerre e genocidi.
Caterina Muraca, responsabile questioni di genere Prc – Se Calabria, ha concluso ribadendo la necessità di difendere questo diritto inalienabile.






























