Un agente della Polizia penitenziaria in servizio nella Casa circondariale di Cosenza, M.F., è stato arrestato ed è finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione. L’operazione non ha colpito solo il pubblico ufficiale, ma ha coinvolto anche cinque familiari di alcuni detenuti, finiti anch’essi ai domiciliari. L’inchiesta della Procura bruzia ipotizza un sistema di favori illeciti che minava la sicurezza della struttura.

Le indagini ed i sequestri
L’attività investigativa è stata portata a termine dal Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria di Catanzaro, supportato dai reparti di Napoli.
Oltre all’agente, i provvedimenti restrittivi hanno colpito Emanuela Pezzi, Daniela Mira Rostas, Idolo Iuele, Rosario Paolo Furno e Chiara Debora Maria Falcone. Il gip ha inoltre disposto obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria per altri soggetti coinvolti.
Durante gli accertamenti, gli inquirenti hanno già rinvenuto e sequestrato droga e telefoni cellulari all’interno delle celle.

La “gestione spregiudicata”
Il quadro accusatorio descrive una gestione spregiudicata del ruolo di custodia. Secondo l’accusa, l’agente, dietro la promessa o la consegna di denaro, avrebbe permesso ai detenuti di effettuare videochiamate extra rispetto a quelle consentite.
Ancora più pesante è l’ipotesi che il poliziotto abbia introdotto sostanze stupefacenti e abbia ignorato deliberatamente la presenza di Sim card e cellulari, garantendo comunicazioni illegali con l’esterno in cambio di mazzette.




























